Oltre all’intervento per il parapendio precipitato in Alpago, quello di ieri (9 luglio) è stato un pomeriggio di lavoro intenso per il Soccorso alpino e per gli equipaggi di Falco 2 e dell’eliambulanza di Pieve di Cadore, chiamati a intervenire in tre situazioni diverse tra Alpago, Sorapis e Auronzo. Una sequenza che conferma quanto la montagna, in queste settimane di grande afflusso, possa trasformarsi in un terreno dove basta un attimo per perdere l’equilibrio, l’orientamento o le forze.
Il primo allarme è scattato attorno alle 14, quando un escursionista è ruzzolato per un paio di metri lungo la cresta di Forcella Palantina, sul confine tra Tambre e Aviano. Il 70enne di Trieste, in compagnia di altre persone, si è fatto male alle ginocchia e non riusciva più a proseguire. Falco 2 ha raggiunto la forcella e il tecnico di elisoccorso è stato sbarcato in hovering. L’uomo è stato issato a bordo con il verricello e trasferito all’ospedale di Belluno per gli accertamenti.
Quasi in contemporanea, l’eliambulanza di Pieve di Cadore è stata dirottata sul Sorapis. Un diciassettenne ungherese, scendendo dal Bivacco Comici con una comitiva, si era allontanato dal gruppo fino a perdere completamente l’orientamento. Sfinito dalla stanchezza, è riuscito comunque a comunicare le proprie coordinate alla Centrale: si trovava poco a est del sentiero 217. Individuato dall’equipaggio, è stato verricellato e portato in piazzola al Rifugio Vandelli, dove ha potuto riprendersi.
La terza chiamata è arrivata verso le 18.30, quando cinque escursionisti veneziani – quattro settantenni e un bambino – hanno chiesto aiuto perché stanchi e disorientati, incapaci sia di proseguire sia di tornare sui propri passi. Una volta geolocalizzati, si è capito che si trovavano lungo una strada sterrata tra Casera Maraia e Tabià del Monego. La squadra del Soccorso alpino di Auronzo li ha raggiunti e riaccompagnati a valle, chiudendo un intervento che ha evitato una notte in quota a un gruppo già provato.





