Viale Fantuzzi, Belluno abbatte altri alberi: continua la “guerra al verde”

Viale Fantuzzi, Belluno abbatte altri alberi: continua la “guerra al verde”

Con tutta probabilità questo 2026, ai piedi del Serva e della Schiara, passerà alla storia come l’“anno nero del verde urbano”. Già, perché a Belluno ormai il copione pare sempre lo stesso: Palazzo Rosso annuncia “infrastrutture verdi”, e puntuale arriva un nuovo filare di alberi che cade sotto le motoseghe. Succede anche in viale Fantuzzi, dove ieri mattina (6 luglio) è iniziato l’intervento che comporta l’abbattimento di 32 ippocastani. Un altro capitolo della battaglia – dichiarata o meno – che l’amministrazione sembra aver ingaggiato con il verde cittadino.

Il progetto SISUS, finanziato con fondi europei e presentato come una strategia per “rafforzare la rete ecologica urbana”, arriva così in una città che da mesi assiste a un susseguirsi di tagli: prima via Feltre, poi Fantuzzi. E ogni volta la stessa promessa: più verde, più qualità ambientale, più biodiversità. Promesse che però si scontrano con l’immagine – molto concreta – di tronchi a terra e ceppi freschi di taglio. E che portano con loro un infinito strascico di polemiche dai fronti opposti: chi difende a spada tratta l’operato della giunta e chi invece si chiede il perché di tanto furore abbattitore. Con le bacheche Facebook che si riempiono di foto, invettive incrociate, domande senza risposta, accuse e ipotesi disparate.

Il sindaco Oscar De Pellegrin rivendica la bontà dell’intervento: verifiche tecniche, perizie fitosanitarie, controlli sull’avifauna, tutto nel rispetto delle norme. Undici alberi sarebbero stati da abbattere “con urgenza”, altri compromessi, altri ancora da potare o consolidare. Le successive ispezioni avrebbero confermato cavità, carie, lesioni. E dunque, via libera al cantiere. La sicurezza prima di tutto, ribadisce il primo cittadino, e il progetto – assicura – restituirà un viale più funzionale, più sicuro, più verde.

Ma fuori dai documenti tecnici, la percezione è ben diversa. La Camera del Lavoro di Belluno parla apertamente di “incomprensibile, dolorosa, inaccettabile distruzione di bellezza”. Una colpa, più che un crimine. E denuncia un metodo che lascia l’amaro in bocca: ordinanza emessa di sabato, taglio all’alba, nessun avviso ai servizi della via, cittadini spaesati e forze dell’ordine infastidite dalle richieste di spiegazioni. “Ha il sapore delle cose fatte di nascosto”, scrive la segretaria Denise Casanova, ricordando che nel pieno dell’estate, mentre il mondo discute di come aumentare il verde urbano per mitigare il caldo estremo, a Belluno gli alberi continuano a cadere.

Sul fronte politico, il senatore Luca De Carlo difende l’intervento: sicurezza, mitigazione climatica, più verde, più benefici ecosistemici. E numeri alla mano, sostiene che la sostituzione degli ippocastani con tigli – pianta “ideale” per crescita e ombreggiamento – sia la scelta giusta. Anche perché, una volta ultimati i lavori, le piante saranno più numerose: da 23 a 32. Una pecca però la riconosce: la comunicazione, “non abbastanza tempestiva e approfondita”, che avrebbe lasciato spazio a polemiche “più strumentali che concrete”.

Eppure, al di là delle versioni ufficiali, resta una domanda che circola sempre più spesso tra i cittadini: com’è possibile che ogni progetto dedicato al verde inizi con un taglio? Perché ogni riqualificazione parte dall’abbattimento? E soprattutto, perché questa accelerazione, questo modo di procedere che sembra voler evitare il confronto pubblico?

Viale Fantuzzi diventa così il nuovo fronte di una discussione che non accenna a placarsi. Da una parte le perizie, i fondi europei, le strategie urbane. Dall’altra una comunità che vede scomparire alberi storici e fatica a riconoscere, in questa sequenza di cantieri, la promessa di una città più verde.

(photocredits: Pagina Facebook Cgil Belluno)

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