Dal libro alla pellicola: “La vita di Chuck”, una poesia sull’umanità

Dal libro alla pellicola: “La vita di Chuck”, una poesia sull’umanità

Una nuova rubrica dedicata al cinema: “I consigli di Marty”. Con lo sguardo curioso, attento e appassionato di Martina Santafede, giovane bellunese legata all’associazione “Gruppo Famiglie Dravet APS”, ogni appuntamento offrirà spunti, suggerimenti e chiavi di lettura per orientarsi tra film e serie. Un invito a lasciarsi sorprendere dal grande schermo, con titoli da scoprire e pellicole da riscoprire.

Immagina: il suono di un orologio che sta ticchettando, “tic-tac”, il tempo si sta esaurendo. Il mondo sta crollando, le persone stanno impazzendo, internet è sparito. Alle tv, alle radio e persino i cartelloni pubblicitari annunciano e ringraziano Charles Krantz per 39 anni meravigliosi. Un uomo di cui nessuno era a conoscenza dell’esistenza. Nel mezzo del caos dell’Inferno c’è ancora qualcuno che si ricorda cos’è l’amore. Due innamorati sotto un cielo stellato, con gli occhi rivolti verso le stelle, si tengono per mano prima che tutto sparisca e diventi buio; per sempre.

Stephen King, 78 anni, creatore e autore di incubi che hanno segnato intere generazioni. Conosciuto in tutto il mondo come il “Re del horror”. I veri esperti sanno bene però che qualunque genere di libro abbia scritto si è sempre occupato e interessato nel raccontare storie che parlino dell’umanità e della condizione umana. “La vita di Chuck” racconto appartenente al libro “Se scorre il sangue” (2020) è un testimone oculare. 

Mike Flanagan. 47 anni. Regista poco noto al grande pubblico, fan appassionato di Stephen King è riuscito a trasformare in colore, immagini e musica questo racconto del Re. Esatto, musica. Dopotutto cos’è la vita? C’è chi crede che la vita sia composta prettamente da numeri e matematica vedendo in essa la risposta ad ogni domanda e chi pensa sì la matematica e i numeri sono cose importanti ma la vita è molto di più. Per loro la vita è musica. Perché se la matematica è certezza allora la musica è ricordo, è memoria. Quella volta che la nonna stava cucinando il ragù e con il mestolo in aria batteva il ritmo di una canzone che non potevi sentire ma, che lei conosceva a memoria e vi siete messi a ballare. 

Quel ballo improvvisato al centro di una piazza insieme alla sconosciuta dal vestito e dai capelli rossi. Quella volta che al ballo della scuola ballasti con quella ragazza così carina che ti piaceva tanto. Piccoli ricordi, dettagli di un’ordinarietà che diventano straordinarietà e infine meraviglia quando vengono visti con gli occhi di un uomo che ha ancora il cuore di un bambino. Non mi sento di scrivere molto altro riguardo al film perché quando le storie diventano poesie c’è poco da scrivere. Perché le poesie meritano di essere viste e non analizzate. Ma, se per caso qualcuno mi chiedesse di raccontargli il film in poche parole gli direi così: “Tre atti. Una vita. Una moltitudine di mondi.” E non aggiungerei altro. “The Life of Chuck” è una meravigliosa poesia dal tono delicato e nostalgico sull’umanità e sulla condizione umana interpretato fra gli altri da un fantastico Tom Hiddleston. Lo consiglio perché è letteralmente un inno in cui ci si chiede cos’è la vita e che senso abbia per te.

Dedicato a tutte quelle persone che osservano la vita un po’ troppo da lontano e a tutti quelli che sono in grado di vedere l’ago nel pagliaio. 

Martina Santafede

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