Hydro riparte, TB Metal se ne va: l’allarme della Fiom

Hydro riparte, TB Metal se ne va: l’allarme della Fiom

Due comunicazioni che non possono stare insieme. Da un lato Hydro che presenta il cronoprogramma per la riaccensione dello stabilimento di Feltre; dall’altro TB Metal che annuncia il trasferimento dell’unità produttiva a Ciserano, nel Bergamasco, motivando la scelta proprio con la “chiusura” della multinazionale norvegese. Una contraddizione che accende l’allarme della Fiom Cgil Belluno, preoccupata per il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti.

Nel corso dell’ultimo incontro con le rappresentanze sindacali, Hydro ha illustrato un piano dettagliato: nuove celle in arrivo entro metà luglio, completamento dei lavori a fine mese e ripartenza graduale dal 31 agosto, con la riaccensione della fonderia e il ritorno alla produzione. Una prospettiva che, sulla carta, esclude l’ipotesi di chiusura.

Eppure, quasi in contemporanea, TB Metal ha comunicato ai propri dipendenti il trasferimento della sede feltrina a oltre 260 chilometri di distanza, spiegando che la decisione deriva proprio dal venir meno delle attività Hydro. Per la Fiom, le due versioni non possono coesistere.

«Se Hydro sostiene che la produzione non cesserà, non si comprende come TB Metal possa giustificare la chiusura della sede di Feltre come conseguenza della cessazione delle attività Hydro» afferma il segretario generale Stefano Bona. «Qualcuno deve spiegare quale sia la situazione reale. Non possono essere entrambe vere le versioni fornite oggi a lavoratrici, lavoratori e istituzioni.»

La scelta di TB Metal pesa soprattutto sui 17 dipendenti coinvolti, per i quali il trasferimento appare impraticabile. «Parliamo di persone che lavorano da anni nel territorio feltrino» prosegue Bona. «Molti non potranno accettare uno spostamento di oltre 260 chilometri. Tra loro ci sono migranti e richiedenti asilo che qui hanno costruito integrazione e vita. Per molti la prospettiva concreta è la disoccupazione.»

Il sindacato punta il dito contro il sistema degli appalti, che permette alle multinazionali di beneficiare del lavoro dell’indotto senza assumersi responsabilità sociali nei momenti di crisi. «Hydro continua a sostenere che i lavoratori di TB Metal non siano suoi dipendenti diretti. È esattamente il problema che denunciamo da anni» sottolinea Bona.

La vicenda, per la Fiom, conferma l’urgenza di regole più stringenti sugli appalti e della responsabilità solidale lungo tutta la filiera. «La storia di questi lavoratori rafforza le nostre proposte, anche attraverso la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare» conclude il segretario. «Chiederemo un confronto immediato con Hydro e TB Metal e solleciteremo istituzioni locali e regionali affinché venga fatta piena chiarezza sul futuro produttivo del sito di Feltre e siano garantite tutele concrete per tutti i lavoratori, diretti e dell’indotto.»

La Fiom ribadisce infine la necessità di mantenere alta l’attenzione sul futuro industriale del Feltrino, un territorio che continua a pagare il prezzo delle scelte delle grandi aziende.

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