In Veneto sono quasi 315mila le persone in povertà energetica, pari a poco meno di 140mila famiglie. È la fotografia scattata dall’Ufficio studi della CGIA, che rielabora dati Istat e OIPE e mette in luce un fenomeno in crescita, aggravato dai rincari delle ultime settimane. Nel documento si legge che la povertà energetica riguarda quei nuclei che “faticano a sostenere le spese essenziali per l’energia elettrica e il riscaldamento”, una condizione che emerge quando il peso delle bollette supera livelli considerati sostenibili.
L’incidenza nel Veneto è del 6,5 per cento, inferiore alla media nazionale del 9,1 per cento. Ma il quadro peggiora guardando al Sud: in Puglia, ad esempio, 18 famiglie su 100 vivono questa condizione, con oltre 302mila nuclei coinvolti. Calabria e Molise seguono con percentuali superiori al 17 per cento. Le situazioni meno critiche si registrano invece in Marche, Friuli Venezia Giulia e Lazio. A pesare sul bilancio delle famiglie sono soprattutto gli aumenti legati alla crisi in Medio Oriente. A marzo il prezzo del gas naturale ha raggiunto i 53 euro/MWh, contro i 38,7 del 2025, mentre l’energia elettrica è salita a una media di 143 euro/MWh. “I livelli record raggiunti nelle settimane scorse sono legati alla crisi in Medio Oriente”, si legge nel documento, e potrebbero crescere ulteriormente se il conflitto dovesse protrarsi.
Artigiani e commercianti: il caro energia pesa doppio
In Veneto sono oltre 210mila gli autonomi – artigiani e piccoli commercianti – che subiscono il caro energia due volte: come utenti domestici e come titolari di attività. La CGIA ricorda che circa il 70 per cento lavora da solo, senza dipendenti. Per loro, mantenere accese luci e macchinari, riscaldare laboratori o raffrescare negozi non è un’opzione ma una necessità quotidiana. L’aumento dei prezzi energetici erode margini già ridotti e costringe molte microimprese a tagliare consumi o rinviare investimenti.
Quando una famiglia è in povertà energetica
Secondo l’OIPE, la povertà energetica si manifesta quando una famiglia non riesce ad accedere a servizi essenziali – riscaldamento, raffrescamento, illuminazione, uso degli elettrodomestici – a un costo sostenibile. Il documento cita casi tipici: nuclei a basso reddito che vivono in abitazioni poco efficienti e destinano una quota molto alta del reddito alle bollette; oppure famiglie che, per risparmiare, rinunciano al riscaldamento in inverno o al raffrescamento in estate, una condizione definita “deprivazione nascosta”. Un altro segnale è la difficoltà nel pagamento delle bollette, con ritardi e rischio di distacco delle forniture.
Rincari pesanti anche nel 2026: +557 milioni per il Veneto
Secondo le stime CGIA, nel 2026 le famiglie italiane spenderanno 5,4 miliardi in più rispetto al 2025 per luce e gas, cifra che sale a 6,6 miliardi se confrontata con il 2024. La Lombardia è la regione più colpita (+1,1 miliardi), seguita dal Veneto con un aggravio di 557 milioni. Le proiezioni si basano su consumi costanti e su prezzi medi annui stimati a 150 euro/MWh per l’energia elettrica e 50 euro/MWh per il gas. Nonostante l’aumento dei prezzi della materia prima, l’impatto sulle bollette sarà “meno che proporzionale”, poiché il costo finale comprende anche oneri, tasse e spese di commercializzazione. Ma il trend resta chiaro: la pressione energetica continuerà a crescere, mettendo in difficoltà soprattutto le famiglie più fragili e le microimprese.





