Con la primavera torna anche l’emergenza cervi nei prati della provincia di Belluno. A segnalarlo è Coldiretti, che parla di un incremento dei danni a prati, pascoli e coltivazioni, soprattutto nelle aree montane del Cadore, dell’Agordino e nelle principali vallate del Bellunese. La ripresa vegetativa e la crescita dell’erba fresca attirano numerosi esemplari a quote più basse. Un fenomeno che, secondo gli agricoltori, compromette in modo significativo la produzione foraggera. I prati destinati al fieno vengono spesso brucati prima del taglio, con una evidente riduzione sia della quantità sia della qualità del raccolto.
«Ci troviamo prati completamente rasati nel giro di pochi giorni» raccontano alcuni allevatori, sottolineando come la situazione stia diventando sempre più difficile da gestire. I danni non riguardano solo i prati: anche le colture appena avviate risultano colpite, con pesanti ricadute economiche per le aziende agricole locali.
In questi giorni Coldiretti – spiega la presidente Chiara Bortolas – ha inviato una comunicazione alla Polizia provinciale, indicando le aziende già danneggiate, i Comuni e le località dove è necessario attivare quanto previsto dal piano provinciale di controllo, operativo dal 2025. «Siamo consapevoli che dagli ultimi censimenti emerge una diminuzione del numero di cervi, soprattutto tra le classi più giovani» sottolinea Bortolas. «Tuttavia i danni primaverili restano significativi, in particolare in alcune aree della provincia».
Per questo l’associazione di categoria chiede che il piano venga attivato in modo puntuale e preventivo nelle zone già segnalate, così da limitare il verificarsi dei danni. Tra le misure previste figurano sistemi di prevenzione, azioni di dissuasione e, dove necessario, interventi di controllo numerico della specie. Coldiretti ribadisce la necessità di «trovare un equilibrio tra tutela della biodiversità e sostenibilità economica delle attività agricole», sempre più esposte alla pressione della fauna selvatica.





