Ventiquattro medaglie olimpiche sedute attorno allo stesso tavolo. Non è un esercizio di memoria, ma l’immagine più potente della serata che ha celebrato gli ottant’anni di Dario D’Incal, uno dei tecnici più influenti nella storia dello sci di fondo italiano.
La festa a sorpresa è andata in scena a Ca’ del Poggio. D’Incal pensava di partecipare a una semplice cena con i familiari più stretti. Invece, appena arrivato, ha trovato ad attenderlo gli atleti che, nel corso di una carriera lunga decenni, ha guidato verso i traguardi più prestigiosi dello sport mondiale.
Attorno a lui si sono ritrovati nove medagliati olimpici: Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Silvio Fauner e Giorgio Vanzetta – protagonisti della leggendaria staffetta d’oro – insieme a Giuseppe Puliè, Fulvio Valbusa, Fabio Mai, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi. Con loro anche Patrizio Deola, Giuseppe Ploner e gli skiman Roberto Gal e Stefano Vuerich.
Un gruppo che, sommando i risultati ottenuti sotto la sua guida, arriva a 24 podi olimpici: quattro ori, quindici argenti e cinque bronzi.
Alla serata hanno preso parte anche l’ex commissario tecnico azzurro Alessandro Vanoi, Giorgio Cimurri, Alessio Cremonese e il giornalista Franco Bragagna, storica voce Rai degli sport invernali, oltre a familiari e amici di quello che, nel mondo del fondo, è considerato da tutti il “maestro”.
Bellunese di Castion – anzi, come lui stesso ama precisare, della frazione di Faverga – D’Incal è nato l’8 marzo 1946. Da tecnico ha partecipato a nove edizioni dei Giochi olimpici invernali, da Olimpiadi invernali di Innsbruck 1976 fino alle Olimpiadi invernali di Torino 2006, contribuendo a costruire alcune delle pagine più luminose dello sci di fondo italiano tra gli anni Ottanta, Novanta e Duemila.
Tra tutte, resta scolpita nella memoria la staffetta delle Olimpiadi invernali di Lillehammer 1994. Quel giorno De Zolt, Albarello, Fauner e Vanzetta compirono un’impresa entrata nella storia dello sport: davanti a oltre duecentomila spettatori, ammutolirono la Norvegia conquistando un oro inatteso nella patria del fondo.
L’idea della festa è nata proprio da quel quartetto leggendario, che si era ritrovato poche settimane fa all’Arena di Verona per portare la fiaccola olimpica nella cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina. Da lì la decisione di riunire amici e campioni per celebrare gli ottant’anni del loro maestro.
La cornice scelta non è casuale. Ca’ del Poggio è uno dei templi dello sport veneto e già guarda al prossimo grande evento: il 28 maggio il Giro d’Italia tornerà a scalare il celebre Muro di Ca’ del Poggio, per la nona volta nella storia.
La serata è stata un susseguirsi di ricordi, aneddoti e risate, con le imprese olimpiche a fare da filo conduttore. Alla fine è arrivato anche un dono speciale per il festeggiato: un’opera realizzata dal maestro d’arte Marco Varisco.
Ottant’anni vissuti sulla neve, tra fatica, talento e intuizioni. E attorno a Dario D’Incal c’era la cosa che conta di più: la riconoscenza di un intero mondo sportivo.





