C’è un filo azzurro che attraversa queste Olimpiadi e si annoda forte attorno alle Dolomiti. Ventidue medaglie, record di Lillehammer ’94 superato (e manca ancora una settimana di gare!) entusiasmo alle stelle. E una domenica che resterà negli album dello sport italiano.
A Cortina, Federica Brignone riscrive la storia. Oro nel superG, oro nel gigante: due lampi in quattro giorni che la proiettano in una dimensione nuova. L’ultimo italiano capace di una doppietta olimpica nello sci alpino? Alberto Tomba, Calgary ’88. Basta questo per capire la portata dell’impresa.
La valdostana, dieci mesi dopo l’infortunio che rischiò di interrompere la sua carriera (e non solo) scia con lucidità feroce: prima manche perfetta, seconda manche ancora meglio. Le avversarie — Stjernesund e Hector, argento ex aequo — possono solo inchinarsi. Lara Della Mea sfiora il podio con una rimonta da applausi, mentre Sofia Goggia vive una giornata storta.
E mentre Cortina esplode di gioia, un’altra storia prende forma poco distante. La sappadina Lisa Vittozzi, sospinta dall’energia che arriva dalle Tofane, mette in scena una gara totale nell’inseguimento del biathlon: tiro impeccabile, ritmo alto, un ultimo poligono da antologia. È oro, l’oro che completa una carriera. Kirkeeide crolla nel finale, Minkkinen è bronzo, Wierer rimonta fino alla top ten. E’ la prima, storica, medaglia d’oro italiana nel biathlon. E pazienza se Sappada da qualche anno sia in Friuli Venezia Giulia: le origini, e il cuore, di “Magica Lisa” battono forte e bellunese.
E’ invece bellunese doc (precisamente di Trichiana di Borgo Valbelluna) Elia Barp, che assieme
Ma l’azzurro non brilla solo sulle piste di Cortina. A pochi chilometri, nel biathlon, la sappadina Lisa Vittozzi firma una gara monumentale e conquista un oro che pesa come una carriera. Precisione al tiro, passo solido, un ultimo poligono da manuale: la sappadina trasforma lo stadio in un’esplosione tricolore. La norvegese Kirkeeide, in lotta per la doppietta, cede nel finale. Sul podio sale anche la finlandese Minkkinen, mentre Dorothea Wierer recupera 35 posizioni e chiude in top ten. E’ la prima, storica, medaglia d’oro italiana nel biathlon. E pazienza se Sappada da qualche anno sia in Friuli Venezia Giulia: le origini, e il cuore, di “Magica Lisa” battono forte e bellunese.
E’ invece bellunese doc (precisamente di Trichiana di Borgo Valbelluna) Elia Barp, che a Tesero, in Val di Fiemme, assieme a Davide Graz (anche lui sappadino), Martino Carollo e l’eterno Federico Pellegrino (alla quarta olimpiade) riporta l’Italia sul podio olimpico della staffetta 4×7,5 km di fondo, vent’anni dopo l’oro di Torino 2006. Un terzo posto che profuma di futuro per il movimento fondistico italiano.
In una gara storica anche per la nona medaglia d’oro del dio del fondo Johannes Klaebo (è record assoluto nella storia delle olimpiadi invernali) Barp, protagonista in seconda frazione a tecnica classica, mantiene gli azzurri in zona podio, poi messo in cassaforte da un’ultima frazione da urlo di Pellegrino, capace di riprendere e superare nell’ultima salita il finlandese Niko Anttola.
(photocredits: www.fisi.org)





