Morti sul lavoro: il Veneto accelera, Belluno in controtendenza.

Morti sul lavoro: il Veneto accelera, Belluno in controtendenza.

L’inizio del 2026 in provincia di Belluno è stato segnato da una notizia che ha scosso l’opinione pubblica: la morte di Pietro Zantonini, 55 anni, vigilante impegnato di notte al cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, sulle cui cause sta indagando la procura di Belluno.

Il fatto di Cortina si innesta in un quadro regionale già molto preoccupante. L’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering certifica che tra gennaio e novembre 2025 in Veneto si contano 104 morti sul lavoro, ben 32 in più rispetto allo stesso periodo del 2024. La regione resta seconda in Italia per numero assoluto di decessi e scivola in “zona arancione” per incidenza (assieme a Marche, Calabria, Liguria, Piemonte, Abruzzo e Trentino) cioè sopra la media nazionale: 32,3 morti per milione di occupati contro una media Paese di 30,7. Dentro a questo totale pesano soprattutto i decessi “in occasione di lavoro” (72 contro i 49 dello scorso anno nello stesso periodo), segnale di criticità strutturali sul fronte della prevenzione.

In questo scenario, Belluno va in controtendenza. Sempre secondo l’Osservatorio, la provincia registra 2 vittime nei primi undici mesi del 2025, entrambe in occasione di lavoro, e presenta un’incidenza di 22,3 morti per milione di occupati: un valore più basso sia della media regionale veneta sia della media nazionale. È una differenza che emerge anche nella mappa del rischio elaborata dall’Osservatorio: mentre il Veneto complessivamente è in arancione, Belluno rientra in “zona bianca”, cioè al di sotto del 75% dell’incidenza media nazionale. Ne esce la fotografia di un territorio che, per dimensioni e struttura produttiva, mostra livelli relativi di mortalità inferiori al resto della regione, pur restando parte di un contesto veneto in cui il fenomeno è cresciuto in modo marcato nel 2025.

Anche il capitolo degli infortuni denunciati conferma il quadro divergente: a livello veneto, da gennaio a novembre 2025 le denunce totali aumentano e raggiungono 66.396 casi, mentre a Belluno il totale si attesta a 2.635. È un numero che, per peso relativo, resta contenuto rispetto alle province più popolose e industrializzate, ma che non attenua l’urgenza di una vigilanza costante sulla sicurezza, soprattutto nei comparti che storicamente concentrano più rischi — dal manifatturiero alle costruzioni, fino a trasporti e magazzinaggio.

Il profilo delle vittime aiuta a comprendere dove intervenire. Nel Veneto, fra i 72 morti in occasione di lavoro rilevati a novembre 2025, si osserva una concentrazione nelle fasce 45–54 anni e 55–64 anni, con un nucleo non trascurabile anche fra i 35–44 anni; a livello nazionale, invece, l’incidenza più elevata si registra tra gli ultrasessantacinquenni, a conferma della vulnerabilità dei lavoratori più anziani esposti a mansioni fisiche o turni gravosi. In Italia si contano 84 donne decedute nei primi undici mesi del 2025 e 233 persone di nazionalità straniera morte sul lavoro, di cui 171 in occasione di lavoro e 62 in itinere: quasi una vittima su quattro è straniera, indice di una sofferenza che tocca in modo particolare lavoratori spesso impiegati in mansioni a più alto rischio o in condizioni contrattuali fragili.

La dinamica settimanale segnala inoltre che il lunedì è il giorno con più infortuni mortali, seguito da venerdì e mercoledì, probabilmente per effetto combinato di ripresa dei cicli produttivi, turnistica e fattori organizzativi. Sul fronte della morbilità complessiva, le denunce totali di infortunio in Veneto aumentano dell’1,5% a fine novembre; una su cinque è presentata da lavoratori stranieri, ulteriore indizio della necessità di interventi mirati di formazione, mediazione linguistica e presidio dei processi.

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