Un’azione violenta, improvvisa e, soprattutto, compiuta da due ragazze minorenni. È quanto accaduto nella serata di sabato 4 gennaio alla stazione ferroviaria di Longarone, teatro di una tentata rapina che ha scosso la comunità non solo per i danni materiali, ma per il profondo interrogativo sociale che porta con sé.
Secondo la ricostruzione della Questura di Belluno, le due giovani, entrambe italiane, avrebbero agito in concorso utilizzando un piccone per infrangere tre vetrine della stazione e successivamente quella del bar interno, riuscendo a introdursi nei locali. L’obiettivo sarebbe stato un bottino di scarso valore — sigarette e due bottiglie di liquore, per circa 60 euro — ma le modalità dell’azione raccontano una tensione ben più grave.
L’attivazione dell’allarme ha richiamato sul posto il titolare del bar, che ha tentato di fermare la fuga delle ragazze. Ne è nato un confronto fisico: l’uomo sarebbe stato spinto, colpito con schegge di vetro e infine aggredito con del detersivo liquido spruzzato sul volto. Un passante ha dato l’allarme, permettendo l’immediato intervento della Polizia.
La Volante, giunta rapidamente sul posto, ha bloccato le due minorenni. Durante il controllo, nello zaino di una di loro è stato rinvenuto un pugnale, elemento che ha ulteriormente aggravato il quadro della vicenda.
Le ragazze sono state arrestate in flagranza per tentata rapina impropria aggravata in concorso. Su disposizione del Pubblico Ministero del Tribunale per i Minorenni di Venezia, sono state poste in trattenimento presso le rispettive abitazioni, in attesa dell’udienza di convalida. Sono inoltre state denunciate in stato di libertà per lesioni aggravate e danneggiamento aggravato; una delle due dovrà rispondere anche di porto abusivo di armi.
Al di là degli aspetti giudiziari, l’episodio riporta al centro dell’attenzione il tema del disagio giovanile, soprattutto quando a protagoniste sono giovanissime e quando la violenza appare sproporzionata rispetto all’obiettivo. Un segnale che interroga famiglie, scuola e istituzioni su fragilità che spesso restano sommerse, fino a esplodere in gesti estremi.
Le indagini sono tuttora in corso. Come previsto dalla legge, le indagate sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.





