Oncologia, numeri in crescita e ricerca attiva: il punto sul 2025

Oncologia, numeri in crescita e ricerca attiva: il punto sul 2025

L’Oncologia di Belluno chiude il 2025 con numeri in crescita e un quadro che racconta due verità parallele: da un lato l’aumento dei pazienti presi in carico, dall’altro una sopravvivenza sempre più lunga e una qualità di vita che continua a migliorare. I nuovi assistiti sono stati 683, un dato che conferma un trend costante. «Quando sono arrivato, una decina d’anni fa, seguivamo circa 400 pazienti», ricorda il primario Fable Zustovich. «Da allora siamo saliti anno dopo anno fino agli attuali quasi 700».

Una crescita che non nasce da un peggioramento della situazione oncologica, ma da un sistema che funziona meglio. Il reparto ha recuperato molti pazienti che in passato si erano rivolti altrove, complice la carenza di personale di quegli anni. E poi c’è un altro fattore decisivo: oggi si vive più a lungo dopo una diagnosi di tumore. «Parliamo di un 30-40% di persone che sopravvive oltre 5-10 anni», spiega Zustovich. «Questo significa terapie periodiche, controlli, percorsi che accompagnano i pazienti nel tempo. È un risultato positivo, ma comporta anche un aumento dei costi per il sistema pubblico».

Sul fronte epidemiologico, il tumore alla mammella resta il più diffuso in provincia, con 209 nuovi casi all’anno e un’incidenza del 14,1%. Tra gli uomini domina invece il tumore alla prostata, che interessa il 12,5% della popolazione con 185 diagnosi annuali. Seguono le neoplasie del colon retto, del polmone e della vescica, che insieme compongono una parte significativa del carico oncologico provinciale.

Accanto ai numeri, c’è il tema della prossimità delle cure, un punto su cui il reparto sta investendo molto. L’ambulatorio settimanale di oncologia a Pieve di Cadore, gestito dal personale di Belluno, sta dando risultati concreti. «L’obiettivo è tenere i pazienti il più possibile vicino a casa», sottolinea il commissario dell’Ulss 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben. Una scelta che alleggerisce gli spostamenti e rende il percorso terapeutico più sostenibile, soprattutto per chi vive nelle aree montane.

Un altro pilastro è la ricerca clinica, che a Belluno non è un accessorio ma una parte strutturale del lavoro. «Grazie ai protocolli attivati con i principali istituti nazionali e internazionali riusciamo a garantire cure sempre più avanzate», spiega Zustovich. Oggi sono attive sette sperimentazioni su patologie mammarie, ginecologiche e intestinali. Negli anni il reparto ha partecipato a 50 studi, collaborando con realtà come lo IOV, il Gruppo oncologico multidisciplinare del Nord Ovest e l’Università Bicocca. L’organico conta quattro medici, compreso il primario, ma per essere al completo ne servirebbero altri due. «La ricerca di personale non è semplice», ammette Zustovich. «Abbiamo inserito due specializzandi e riceviamo supporto da altre strutture».

Sul piano clinico, l’Oncologia bellunese punta su terapie personalizzate, costruite sul profilo genetico e molecolare del tumore e sulle condizioni del paziente. Accanto ai trattamenti farmacologici, è costante l’integrazione del supporto psicologico e nutrizionale. E grande attenzione è dedicata alla gestione degli effetti collaterali: dai caschetti refrigerati per limitare la caduta dei capelli ai guanti e calzari refrigerati per prevenire le neuropatie da chemioterapia. Tecnologie che non cambiano solo l’esito delle cure, ma il modo in cui i pazienti le vivono.

Il quadro che emerge è quello di un reparto in movimento, che cresce nei numeri ma anche nelle competenze, nella ricerca e nella capacità di stare vicino alle persone. Un’Oncologia che guarda avanti, con l’ambizione di coniugare eccellenza e umanità.

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