La storica Fontana di Corte, cuore della transumanza zumellese e punto d’acqua fondamentale per generazioni di pastori, sarà recuperata grazie a un finanziamento da 79.302 euro ottenuto dal Comune di Borgo Valbelluna. Il progetto rientra nel bando nazionale del Ministero dell’Agricoltura dedicato ai manufatti legati alla transumanza: tra i 27 Comuni selezionati in tutta Italia c’è anche Borgo Valbelluna.
«Abbiamo partecipato a un bando molto specifico e siamo orgogliosi di essere tra i progetti finanziati», commenta il vicesindaco Simone Deola, che ringrazia l’architetto Elisa De Bridda per la parte tecnica e Luciano Riposi per il contributo storico. Il bando, con una dotazione complessiva di 2 milioni di euro, prevedeva interventi fino a un massimo di 80.000 euro per il recupero di infrastrutture tradizionali come abbeveratoi, mulattiere, muri a secco e aree di sosta.
La Fontana di Corte è considerata il più importante manufatto idrico del territorio zumellese. Per secoli ha rappresentato la prima tappa dei pastori diretti ai pascoli d’altura, un luogo di servizio e incontro per uomini e animali, simbolo dell’economia pastorale locale.
Il progetto finanziato prevede innanzitutto il ripristino dell’antico sistema di adduzione idrica, a partire da un’indagine geognostica per individuare il percorso della condotta in pietra. Seguirà il recupero strutturale con tecniche costruttive tradizionali.
Sulla fontana in pietra, oggi segnata da infiltrazioni e gelo, sono previsti interventi di pulizia, rimozione delle parti degradate, stuccature, ripristino del deflusso verso l’abbeveratoio, impermeabilizzazione interna e trattamento idrorepellente esterno.
Il progetto comprende anche la sistemazione dell’area circostante, con la risagomatura della scarpata, opere per la gestione delle acque, un nuovo percorso di accesso e cartellonistica informativa.
«L’obiettivo è preservare un manufatto che racconta la nostra storia e le tradizioni della transumanza, restituendolo alla comunità e ai visitatori», conclude Deola. «Un modo per far rivivere un paesaggio antropico che, fino a meno di un secolo fa, definiva l’identità del nostro territorio».





