Il Veneto rischia di perdere 400 milioni di euro nella prossima Politica agricola comune. Con le nuove regole in discussione in Commissione Europea – un negoziato che durerà due anni – i fondi destinati alla regione scenderebbero da 1,7 a 1,3 miliardi di euro: un taglio lineare del 22%. Numeri che hanno fatto scattare l’allarme in tutto il comparto agricolo.
«L’agricoltura non chiede privilegi, pretende rispetto» è il claim scelto da Cia Veneto per accompagnare la grande mobilitazione europea del 18 dicembre: oltre 5mila agricoltori e almeno mille trattori raggiungeranno Bruxelles per manifestare un dissenso unanime. In prima fila ci saranno il presidente regionale Gianmichele Passarini e i presidenti Cia delle sette province venete.
Passarini non usa giri di parole: «L’agricoltura non è una voce residuale del bilancio UE. Garantisce cibo sicuro, tutela dell’ambiente, resilienza dei territori e futuro delle comunità». E aggiunge un confronto che pesa: «Durante la pandemia l’Europa è stata rapida, solidale, concreta. Oggi invece sembra attraversata da lentezze, divisioni e compromessi al ribasso». La Pac, ricorda Cia Veneto, è stata per oltre mezzo secolo la politica comunitaria più stabile e più efficace: ha assicurato sicurezza alimentare, coesione sociale e un presidio fondamentale delle aree interne. Ma la proposta attuale cambierebbe radicalmente gli equilibri: il peso dell’agricoltura nel bilancio UE scenderebbe dal 31% al 15%. «Non è una riforma tecnica, è un cambio di paradigma» avverte Passarini.
A complicare il quadro c’è anche la burocrazia, definita «il peggior nemico della produttività». La parola d’ordine, per Cia Veneto, è una sola: semplificazione. L’appello finale è rivolto alle istituzioni, chiamate a una presa di posizione netta: «Non stiamo difendendo solo un comparto, ma il destino stesso dei territori e delle generazioni che verranno».





