Il manifatturiero bellunese mostra segnali contrastanti. L’indagine Unioncamere Veneto sul terzo trimestre 2025 fotografa una produzione sostanzialmente ferma (+0,7% rispetto allo stesso periodo del 2024), dopo due anni di contrazione. Il grado di utilizzo degli impianti scende al 65% (era al 67% nei primi due trimestri), mentre il fatturato complessivo cala del -2,1% su base annua. In controtendenza l’export, che cresce del +6,2%.
Dietro questi numeri si nascondono dinamiche settoriali differenti. Bene i macchinari industriali (+9,1% nel primo semestre), così come la filiera della “catena del freddo” (elettronica). Male invece l’occhialeria, che segna un saldo occupazionale negativo di -453 unità nei primi nove mesi dell’anno (contro +809 nello stesso periodo del 2024). La filiera dei terzisti è la più esposta ai processi di riorganizzazione delle aziende leader, accelerati dai dazi USA e da scelte di reinternalizzazione.
Le previsioni non rassicurano: ordini in lieve ripresa (+1,7% interno, +2,7% estero), ma il sentiment degli imprenditori è improntato alla cautela. Per il quarto trimestre si stimano 400 assunzioni in meno rispetto al 2024. “Non peggioriamo, ma la prova del nove sarà quest’ultimo scorcio d’anno – osserva Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio Treviso-Belluno|Dolomiti –. L’incertezza è alta, soprattutto per occhialeria, legno-arredo e automotive. Segnali di tenuta arrivano dai macchinari industriali”.
Pozza indica la strada: “Serve diversificazione dei mercati e politiche europee che stimolino la domanda interna. L’innovazione è la nostra prima protezione commerciale: strumenti come Transizione 5.0 sono fondamentali. Come Camera di Commercio abbiamo stanziato 1,3 milioni di euro per la doppia transizione digitale ed ecologica”.





