Wilma, la “bruca” che addenta le borse di plastica

Wilma, la “bruca” che addenta le borse di plastica

Domani, in occasione della Giornata mondiale della Terra, la “bruca” Wilma ci racconta una storia che fa riflettere. Una storia adatta a chiunque: ai bambini, ma anche e soprattutto agli adulti

Ciao ragazzi, mi chiamo Wilma: ditelo pure il mio nome è da star.

Un po’ eccentrica lo sono.

Sono una “bruca” non comune: amo molto la libertà.

Sono alla moda e non sposata, ma adoro viaggiare coi miei amici.

È proprio in un viaggio di questi, in Spagna, che la mia vita è cambiata per sempre.

Bellissima città Barcellona: ma che fatica trovare un prato, un giardino che potesse soddisfare il mio palato.

Lo ammetto sono un po’ viziatella. Non mangio proprio tutto ciò che la mia specie ingurgita.

Non mangio per vivere ma per l’ebrezza di provare cose nuove.

Come dicevo prima, ci trovavamo nelle Ramblas, a Barcellona: città chic e trafficata.

I miei amici avevano una gran fame e io, da super bruca quale sono, fingevo di godere della bellezza dei palazzi, quando invece il mio stomaco urlava impietoso dai crampi per la fame.

L’unico posto era nei pressi di una panchina occupata da una signora giovane, bella e austera, con vicino una piccola aiuola di fiori.

Meglio di niente.

Ci siamo praticamente tuffati nell’aiuola: ma quelle foglie non mi ispiravano granché. La mia attenzione si era soffermata sulla borsa di plastica, presumo piena di spesa appoggiata a terra.

L’ho addentata.

Poi ancora E ancora. Era musica per il mio palato.

Mai provato un gusto simile. Peccato che i miei amici abbiano interrotto quel momento sublime chiamandomi a gran voce.

«E venite!».

Voi umani siete vegetariani, vegani, intolleranti carnivori.

Wilma la bruca è una che ama i cambiamenti ed ecco: anche i miei compagni hanno approvato.

La busta di plastica non è male, anzi direi sopraffina!

A quel punto scopro che la signora bella e austera in questione è una ricercatrice italiana: «Un topo di laboratorio», la chiamiamo nel mondo animale.

Ora sono quasi una star: telegiornali e riviste parlano di me.

Mi diverte questa cosa: la vita da star non mi dispiace.

Non ho ancora capito cosa c’è di strano nel mangiare una busta di plastica: siete strani voi umani.

Ve lo spiego la prossima volta! 

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