
Non ha ancora compiuto 30 anni. È originaria di Farra d’Alpago. E ha già vissuto una quantità e varietà di esperienze che un qualsiasi altro essere umano collezionerebbe in 7, 8 vite. È pragmatica e sognatrice, razionale ed emotiva, con una profondità di pensiero direttamente proporzionale a quella del suo animo. Lei è Federica Piazza. E questa è la sua storia.
Una storia che nasce da un regalo: «Ho ricevuto una macchina fotografica. Ed è sbocciato subito l’amore». Ma a nascere è anche una nuova Federica: «Nel 2015 mi sentivo smarrita. Così decido di partire con 30 euro in tasca. E in autostop: da Trieste, dove frequentavo l’università, fino in Belgio, a Ostenda». In novembre, il pollice è ancora alzato: «Vado in Portogallo e, sempre in autostop, completo l’intera Costa del Sol. Lì imparo le basi di quello che diventerà il mio mestiere».
Nel frattempo, c’è un’ulteriore tappa. E sancirà una sorta di spartiacque: la Danimarca. E, in particolare, Copenaghen: «Vivevo in una comunità di anarchici, dove le regole non esistevano: ce le creavamo noi. Lavoravo in una sorta di gigantesco ecocentro: mi pagavano per recuperare il materiale con cui costruire pezzi di macchinari attraverso le stampanti 3D». E non solo: «Dopo un contatto con TEDx, abbiamo realizzato un intero palcoscenico solo con materiale di riciclaggio. E poi barche, micro-cellule abitative, da inserire nei canali e a forma ottagonale, con tanto di strutture su cui coltivare piante per produrre cibo». Da qui prende forma l’associazione Foodsharing Copenhagen: «Siamo partiti in otto, ora sono migliaia».
Con l’associazione Materiale Centralen, al polo comunale Guldminen, Federica dà una mano a costruire una scuola a Christiania, attiva laboratori e intreccia collaborazioni, crea loghi e testimonia con delle foto tutti i lavori eseguiti. Partecipa poi alla settimana della moda di Copenaghen, lavorando a stretto contatto con l’università di design. Insieme ai collaboratori di Materiale Centralen, segue un gruppo di 10 ragazzi e aiuta a realizzare una biblioteca, studiando a fianco di una sua collaboratrice l’importanza del design della luce.
Non basta? No, perché “Fede” si rimette in viaggio. Ad attenderla c’è ancora il Portogallo: «Con un vecchio Cad del 1997, ho imparato a costruire un business. Vivevo sull’oceano, ad Aveiro. Ma di fatto ero chiusa in casa a studiare. E a creare contenuti». Lo scacco matto arriva in tre mosse: «Prendi un prodotto, crei un brand e lo rivendi. Grazie all’e-commerce, abbiamo fatturato cifre elevate».
Ma c’è un problema. Anzi, due: la solitudine. E la nostalgia per l’Italia: «Sì, sono tornata, ma lavoro con clienti da tutta la penisola. Promuovo corsi per privati. E sfrutto le potenzialità dei social network. Potenzialità che cerco pure di trasmettere agli altri. Non a caso, sto scrivendo un e-book su come guadagnare attraverso i social».
Per Federica è importante lo studio, non i titoli: «Non mi interessa la laurea. Grazie alle nuove tecnologie, puoi crearti una carriera da solo, partendo da zero. Studiare è la base: io lo facevo anche per 16 ore al giorno. Non in un’aula, però: online. L’importante è provarci, mettere le mani in pasta». Nessuna paura del fallimento: «Al contrario, lo ripeto spesso. Se un progetto non funziona, facciamolo fallire il prima possibile».
I compagni di viaggio sono sempre stati due. Inseparabili: «La scrittura, perché mi ha salvata quando mi sentivo sola. E ovviamente la fotografia. L’istantanea a cui sono più legata? L’ho scattata a Ray, in Portogallo: una persona che ora non c’è più. E che considero il più grande esempio di felicità, libertà e bellezza: la mia stella cadente».
Alle superiori detestava le lingue, ora ne comprende cinque: «Ma il mio passaporto per entrare in altri mondi è la macchina fotografica». Nuove sfide e nuovi obiettivi attendono Federica: «Vorrei che l’arricchimento non fosse solo finanziario. Ne sono certa: i grandi risultati si raggiungono solo con un team di persone che credano nell’importanza di aiutare il prossimo. Il futuro? Mi piacerebbe essere “qualcosa che si muove”, nell’ambito del marketing. E vorrei che le persone imparassero a capire che non ci sono limiti».
Federica Piazza ne è l’esempio più lampante. Era una. Si sentiva nessuno. Ora è centomila.
Ray, fotografato da Federica: «La mia stella cadente»





