Una pagina di storia scritta con il sacrificio di 23mila italiani, quasi tutti giovanissimi. Ma anche un monito forte al presente contro la crisi climatica. È il Monte Grappa, teatro della Prima guerra mondiale, ma anche luogo riconosciuto dall’Unesco per la Biosfera e quindi prima linea di trincea sui temi di più stretta attualità: da una parte il conflitto alle porte dell’Europa, che rischia di deflagrare e mettere in discussione i valori nati dalle due guerre mondiali del Novecento; dall’altra la necessità di agire per rallentare il climate change. Due temi emersi con forza ieri (domenica 6 agosto) nella tradizionale cerimonia a Cima Grappa, dove si sono ritrovati sindaci, amministratori, associazioni di ex combattenti, alpini, bersaglieri, la delegazione austriaca (al monumento di Cima Grappa sono sepolti anche 10mila soldati austroungarici) e tante persone. C’era anche il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, insieme all’assessora regionale Manuela Lanzarin, salito all’Ossario per la messa, celebrata da Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini.
CLIMATE CHANGE
«Non dobbiamo correre il rischio di assuefarci al tema del cambiamento climatico». Annalisa Rampin, sindaca di Pieve del Grappa, ha concluso così il suo intervento, in qualità di “padrona di casa”. Prima aveva definito il Grappa «un messaggio contro il climate change», invitando i presenti a essere «in trincea per contrastare la crisi che oggi caratterizza la nostra epoca».
In effetti, il tema è stato sottolineato da tutti gli interventi istituzionali, quasi un messaggio a chi ancora si ostina a negare che sia in atto un vero e proprio cambiamento del clima.

GUERRA DI IERI, GUERRA DI OGGI
Fortissimo anche il richiamo alla pace, da un luogo simbolo della Prima guerra mondiale, visto che le trincee teatro di scontro sono ancora visitabili.
Il ministro Ciriani ha ricordato la storia della Madonna del Grappa per richiamare l’ideale di pace, con la statua colpita da una granata durante gli scontri nel 1918 e mutilata, mentre restarono illesi i soldati che si erano radunati a pregare davanti all’effige. «Il Monte Grappa è il simbolo di un secolo di guerre, ma anche della rinascita materiale e spirituale del nostro Paese» ha detto il ministro. «Siamo qui per ricordare i caduti di tutte le guerre e non possiamo nascondere che vicino a noi, in Ucraina, è in corso un’altra guerra. La posizione del governo è al fianco di un popolo vittima di un’aggressione insensata. Perché la libertà, che ci è sacra, è stata conquistata al prezzo di sacrifici e ferite».
Anche Padre Pizzaballa, in procinto di diventare cardinale, ha ricordato una guerra in corso, quella tra israeliani e palestinesi, in quella Gerusalemme dove da anni guida la chiesa cattolica. «La prima responsabilità che abbiamo è ricordare» ha detto. «E poi dobbiamo impegnarci personalmente come comunità per l’educazione alla pace, che non è solo assenza di conflitti e annullamento delle distanze: la pace è ben altro, è accoglienza sincera e cordiale, volontà tenace di ascolto e dialogo, strade aperte in cui la paura cede il passo alla fiducia; è opportunità di compagnia e non rifiuto reciproco. Dal Grappa impariamo ad accettare che la mia prospettiva non è l’unica e non è esclusiva: questo è costruire la pace».








