I Parchi naturali europei sono scrigni preziosi, ma fragili. Milioni di visitatori li attraversano ogni anno, attratti da paesaggi unici che però rischiano di essere consumati proprio dal loro successo. È qui che entra in gioco la Carta Europea per il Turismo Sostenibile (CETS): un patto tra territori, comunità e operatori per trasformare le aree protette in destinazioni turistiche che rispettano la natura. L’11 febbraio, alla biblioteca di Sedico, il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha presentato il nuovo Piano CETS 2026-2030: un progetto ambizioso, costruito dal basso e sostenuto da numeri che parlano da soli.
Un piano che mobilita il territorio
Da ottobre il Parco ha girato il territorio per ascoltare idee, bisogni, proposte. Il risultato è una rete ampia e compatta:
- 92 soggetti coinvolti,
- 63 schede azione,
- quasi 6,5 milioni di euro di investimenti programmati.
Accanto al Parco ci sono 11 Comuni, dentro e fuori l’area protetta, e una galassia di realtà locali: 14 associazioni e cooperative, dalle sezioni CAI a FIAB, da N’Altra all’AIPD, fino al campeggio studentesco “Italo De Cian” e al Biodistretto Terre Bellunesie. E poi il mondo privato: 67 operatori, tra imprese turistiche, guide, accompagnatori, artigiani del circuito Carta Qualità. Una rete che non si vede spesso, e che qui si muove compatta.
Le azioni: mobilità pulita, sentieri curati, turismo consapevole
Il piano dei prossimi cinque anni punta su interventi concreti:
- partecipazione a fiere locali e nazionali con gli artigiani del territorio;
- escursioni guidate gratuite per i turisti durante l’estate;
- mobilità sostenibile con pullmini elettrici;
- manutenzione della rete sentieristica insieme al CAI.
Un mix che unisce promozione, accessibilità e tutela. Ora il documento passa a Europarc, la federazione europea dei Parchi, per l’approvazione definitiva.
Vigne: «Una risposta che dà fiducia»
«A oltre dieci anni dal primo ottenimento della CETS non era scontato ripetersi», sottolinea il commissario straordinario Ennio Vigne. «La partecipazione così ampia dimostra la credibilità che la CETS ha conquistato e la vitalità delle realtà locali». Per Vigne, la Carta è molto più di una certificazione: «Mette in rete energie diverse, dà respiro europeo alle Dolomiti Bellunesi e propone modelli di fruizione alternativi a quelli che altrove stanno mostrando limiti di sostenibilità ambientale e sociale».





