Terne a 1000, il vertical saluta con l’ultima e imperdibile sfida

Terne a 1000, il vertical saluta con l’ultima e imperdibile sfida

Cinque edizioni per lasciare il segno. Ma domani (sabato 19 settembre), alle 15.30, il Terne a 1000 vivrà il suo ultimo capitolo. Il vertical organizzato da Quei da Boldan, con il supporto del gruppo Sherpa, chiuderà infatti i battenti dopo cinque appuntamenti, se si considera anche l’edizione zero del 2022.

La partenza sarà ancora una volta da Case Bortot, sopra Bolzano Bellunese, con la sfida che si svilupperà lungo il sentiero Cai 508 fino allo Zimon del Terne, a sfiorare quota 1800 metri. Una gara breve soltanto sulla carta: meno di quattro chilometri nei quali gli atleti dovranno affrontare oltre mille metri di dislivello positivo, con pendenze costantemente sostenute e alcuni passaggi capaci di superare il 50 per cento.

Numeri che spiegano perché il Terne a 1000 sia diventato un appuntamento speciale per gli specialisti della corsa in montagna. Una salita che qualcuno considera la più dura della provincia e che altri inseriscono tra le più severe anche a livello nazionale e internazionale. Al di là dei paragoni, resta la peculiarità di un tracciato che non concede respiro e, una volta raggiunta la cima, regala una ricompensa altrettanto importante: il panorama sulla Schiara verso nord e sulla Valbelluna verso sud.

Era proprio questo, del resto, l’obiettivo degli organizzatori quando decisero di allestire l’edizione zero nel 2022: far conoscere una salita cara alla comunità di Bolzano Bellunese, ma non ancora sufficientemente conosciuta al di fuori della zona. E farlo attraverso una competizione capace di mettere nero su bianco tempi e prestazioni. Missione compiuta, perché nel corso delle cinque edizioni sono stati centinaia i concorrenti che hanno affrontato lo spallone del Terne, scoprendone difficoltà e bellezza.

Ora arriva il momento dei saluti. Una decisione che non nasce dalle difficoltà organizzative, anche se una gara di questo tipo richiede un grande impegno. Nei giorni precedenti alla prova, infatti, gran parte del materiale deve essere trasportato a spalla dai volontari fino alla zona d’arrivo. E nel corso degli anni non sono mancate condizioni meteorologiche tutt’altro che semplici. Le ragioni della chiusura, spiegano gli organizzatori, sono però legate a valutazioni interne allo staff.

Il sipario calerà dunque con una sfida che promette spettacolo. Confermata pure la festa post-gara a quota 1000, con le specialità preparate dallo Sherpa, per trasformare l’ultimo appuntamento in una giornata di sport e convivialità.

Grande interesse anche per la sfida al cronometro. Al femminile il record appartiene a Cecilia De Filippo Roia, atleta del Comelico specialista dei vertical e delle skyrace, capace nell’ultima edizione di fermare il tempo a 50’47”. Al maschile il primato è invece di Matteo Sostizzo, che nella prima edizione completò la salita in appena 39 minuti. Un risultato firmato da un atleta giovanissimo e di grande talento, allora in forza al Centro sportivo Carabinieri, protagonista nella nazionale di scialpinismo con risultati di rilievo in Coppa del Mondo, titoli italiani e medaglie conquistate nelle principali competizioni internazionali.

La formula resta quella consolidata: iscrizione riservata agli atleti in possesso di certificato medico agonistico in corso di validità e partenza in linea. Saranno inseriti in classifica i concorrenti che raggiungeranno il traguardo entro il tempo limite di due ore e che provvederanno alla registrazione all’arrivo. Sul fronte dei riconoscimenti, verranno premiati i primi cinque uomini e le prime cinque donne, oltre ai premi di categoria previsti dal protocollo della premiazione.

E poi ci sarà il pubblico, elemento ormai caratteristico della manifestazione. Lungo lo spallone che conduce allo Zimon del Terne, gli appassionati accompagneranno la fatica dei concorrenti, trasformando la salita in una sorta di tribuna naturale.

Sarà l’ultima volta. E forse proprio per questo il Terne a 1000 si prepara a vivere un finale all’altezza della sua breve, ma intensa storia. Gli organizzatori chiudono soddisfatti il capitolo, consapevoli di aver fatto conoscere a centinaia di persone un angolo di montagna tanto severo, quanto spettacolare. E, anche se il vertical va in archivio, resta la voglia di continuare a valorizzare il territorio: chissà che il prossimo appuntamento non porti alla scoperta di un’altra salita, di un altro sentiero, di un’altra storia da raccontare. 

Per informazioni e iscrizioni, www.cronorifugiosettimoalpini.it.

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