Alla fine, insomma, ha vinto (stravinto) Alberto Stefani. Il segretario regionale della Lega è il nuovo governatore del Veneto. Lo sanciscono i dati (non ancora definitivi, nel momento in cui scriviamo, ma chiarissimi) di queste elezioni regionali 2025. Certo, finché i numeri non saranno definitivi qualche sorpresa potrebbe ancora capitare, ma alcune cose sono già scolpite nella pietra.
Innanzitutto, c’è un altro vincitore, assieme a Stefani: l’astensionismo. Il dato più clamoroso che esce dal voto è infatti la fuga dalle urne. Tra domenica e lunedì si è presentato al seggio meno di un veneto su due, il 44,64% degli aventi diritto. Un risultato non solo lontanissimo dal 61% di cinque anni fa, ma anche da qualsiasi altra occasione: mai, nelle elezioni regionali in Veneto, si era scesi sotto il 50% dei votanti. Una maggioranza silenziosa ha scelto di restare a casa, lasciando ai partiti il compito di festeggiare vittorie che, numeri alla mano, poggiano su un terreno sempre più fragile.
Il trionfo della Lega (ma a metà)
Certo, la Lega e Alberto Stefani possono esultare: il candidato del Centrodestra stravince, superando il 62% dei consensi personali e doppiando lo sfidante Giovanni Manildo. Un trionfo annunciato. Il Carroccio, invece, contro tutte le previsioni (che preconizzavano come minimo un testa a testa) non solo tiene a distanza Fratelli d’Italia, ma in alcuni casi lo doppia pure. Un risultato eclatante, reso possibile dal “fattore-Zaia”, il governatore uscente capace di trascinare il suo partito oltre ogni aspettativa. Ma la festa ha un retrogusto amaro: se metà degli elettori non si presenta, quanto vale davvero il trionfo?
Fratelli d’Italia, una vittoria che brucia
Il partito guidato da Luca De Carlo ci credeva eccome, al sorpasso, forte del 37% ottenuto in Veneto poco più di un anno fa, alle elezioni europee di giugno 2024. L’acqua del Canal Grande, invece (riprendendo un post di venerdì scorso dello stesso De Carlo, in occasione del blitz ambientalista a Venezia) non ha cambiato colore: anzi, il verde – Lega brilla ancora di più. Un brusco risveglio per i luogotenenti veneti del partito della premier Meloni, che immaginavano di “commissariare” Stefani, avendo già stilato la “lista della spesa” degli assessorati da rivendicare. Tutto da rifare, invece: eventuali accordi pre-elettorali, elaborati sulla base di sondaggi che si sono rivelati sbagliatissimi, andranno stracciati e rivisti da capo. Ci sarà da divertirsi.
Il derby bellunese
Lo scontro ad armi pari si è invece manifestato in pieno nella nostra provincia. Qui Lega e Fratelli d’Italia si contendono il primato con pochi voti di differenza. A pesare è da un lato la minor incidenza del traino di Zaia, dall’altro la forza di De Carlo nel giardino di casa. Ma a pesare, sopratutto, è stata l’assenza di Gianpaolo Bottacin: l’ex assessore da solo valeva migliaia di preferenze. Senza di lui, la Lega ha perso un pezzo di radicamento. Ne approfitta così Fratelli d’Italia, che pur arretrando rispetto alle Europee e alle elezioni politiche del 2022, tallona da vicinissimo la Lega. Della situazione potrebbe approfittare il Partito Democratico, che rischia di portare un suo rappresentante a Venezia: nello specifico Alessandro Del Bianco, autore di un ottimo exploit personale, all’interno di un partito che cresce nelle percentuali rispetto a cinque anni fa.
Pd e Centrosinistra in crescita
Già, il Pd. Perde, ma con onore. Razionalmente parlando era impossibile riuscire a invertire la rotta in una regione che da sempre pende a Centrodestra. Ma l’esperimento del “campo largo” ha comunque funzionato: Manildo supera il 30% dei consensi personali e il Partito democratico cresce: ora è sopra il 16%, 5 punti in più rispetto al 2020. Notevole anche l’expolit di Riccardo Szumski. L’ex medico, già sindaco di Santa Lucia di Piave, presentatosi da solo a capo della lista “Resistere Veneto” dovrebbe riuscire a superare la soglia di sbarramento del 5% ed entrare così a Palazzo Ferro – Fini.
Ma mentre il Carroccio canta vittoria, Fratelli d’Italia si lecca le ferite e il Pd sorride a denti stretti, a dominare la scena resta l’astensionismo: il vero vincitore di queste Regionali venete. Un segnale forte, che nessun partito può permettersi di ignorare.





