Monitoraggi e controlli continui. Aggiornamenti costanti del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il coprifuoco c’è, ma i bellunesi sono abbastanza rispettosi delle disposizioni. «Non abbiamo al momento riscontri negativi». Lo ha detto stamattina la prefetta Adriana Cogode, in una conferenza stampa convocata appositamente per fare il punto sulle misure adottate per contenere il coronavirus.
I controlli sulle strade e lungo le altre vie di comunicazione sono scattati già nella giornata di martedì 10 marzo, al pari dei monitoraggi nei negozi e negli esercizi commerciali. Carabinieri, polizia, guardia di finanza e a supporto anche i vigili urbani stanno controllando gli spostamenti (che devono essere motivati da esigenze di lavoro, salute e necessità comprovate) e anche il rispetto del criterio “droplet”, vale a dire la distanza di sicurezza tra le persone nei bar e nei negozi. Al momento, tutto regolare, eccezion fatta per due locali che sono stati sanzionati per non aver rispettato gli orari di chiusura: si tratta un negozio di kebab e di un bar. Al momento l’attività è sospesa, ma rischiano la chiusura da tre giorni a un mese.
«Secondo il mio osservatorio i bellunesi si stanno comportando bene – dice la prefetta, Adriana Cogode -. Non abbiamo riscontri negativi nei controlli. Ma lo vedo anche nelle domande che ci vengono sottoposte. Ben vengano i quesiti dei cittadini, perché sono sintomo di coscienziosità».
Al momento la Prefettura ha organizzato un’attività di monitoraggio con convocazioni giornaliere del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ma il lavoro agisce su due fronti. «Quello della prevenzione e dell’informazione, per dare al massimo informazioni ai cittadini e a chi ha esercizi pubblici – continua Cogode -. E quello dei controlli, che si devono fare per garantire l’esecuzione delle disposizioni del Dpcm».
Dalla Prefettura, anche un messaggio ai bellunesi: «Seguite le regole igieniche che sono indicate dettagliatamente – conclude la prefetta -. E poi evitate le aggregazioni con le altre persone. Questa è una risposta universale in questo momento: evitare il contatto e stare il più possibile in casa».





