È stata risucchiata nell’abisso più profondo.
Inghiottita dal buio.
Eppure, quel buio, ha avuto la forza di illuminarlo: con coraggio e razionalità, passione e amore, lungimiranza e tenacia.
Per 18 giorni, sapeva solo che suo marito, Federico Lugato, era lì fuori. In montagna. Disperso, dopo un’escursione finita purtroppo in tragedia, nella Val di Zoldo.
Sì, perché Federico è stato ritrovato senza vita, dopo quei 18 giorni che la moglie Elena Panciera poteva riempire di rabbia e lamentele, frustrazione e livore. Sarebbe stato legittimo. Umano. Quasi naturale. E invece no.
Perché questa donna ha dentro qualcosa di speciale. Così ha deciso di arrotolarsi simbolicamente le maniche e si è prodigata in ogni direzione per alimentare le ricerche, allargare le squadre volontaristiche dei soccorsi, studiare nuove soluzioni, fino a fermarsi per “lasciar respirare la montagna”.
Ha promosso pure una raccolta fondi, con la quale non si è limitata a sostenere le spese degli innumerevoli soccorritori accorsi nello Zoldano, a cavallo tra agosto e settembre: le risorse in eccesso, infatti, andranno a coloro che spendono il proprio tempo, e la propria esistenza, a salvare vite. Non ce l’hanno fatta con Federico, ce la faranno con tanti altri. Elena lo sa. E il suo esempio, in quei 18 giorni, è il manifesto più efficace di cosa significhi il verbo “donare”.
Ecco perché oggi, in un’epoca in cui il buio dell’egoismo tende a farla da padrone, scegliamo una luce. La luce di Elena Panciera: è lei la bellunese dell’anno 2021.





