Un tonfo che si è sentito fino alle Dolomiti. Belluno, che lo scorso anno si difendeva con un dignitoso 35° posto, nel 2025 ha deciso di fare il salto… all’indietro. Dal 35° al 60° posto: un crollo verticale, il peggiore in Veneto e tra i più pesanti d’Italia. Peggio di noi solo Gorizia, che ha fatto ancora più “rumore” precipitando di 26 posizioni. Di cosa parliamo? Della classifica sulla qualità della vita nelle province italiane, stilata da ItaliaOggi e Ital Communications, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma e giunta alla 27ª edizione.
L’indagine di ItaliaOggi
Lo studio prende in esame 107 province italiane e si articola in nove dimensioni di analisi: affari e lavoro, ambiente, istruzione e formazione, popolazione, reati e sicurezza, reddito e ricchezza, sicurezza sociale, sistema salute, turismo e cultura. Ogni ambito è valutato attraverso indicatori specifici: dal mercato occupazionale alla qualità ambientale, dal livello di istruzione alla dotazione sanitaria, fino alla sicurezza quotidiana e alla vitalità del tessuto produttivo. Le province vengono poi collocate in cinque cluster territoriali (Mediterraneo, Francigena, Adriatico, Padania, Metropoli), per restituire una fotografia più dettagliata delle specificità locali.
La classifica
Milano si conferma capitale della qualità della vita in Italia. Il capoluogo lombardo primeggia grazie alla dotazione di servizi, al reddito, alla gestione delle infrastrutture e alla vitalità del tessuto produttivo. Sul podio anche Bolzano e Bologna, con quest’ultima in crescita rispetto al 2024. La fotografia nazionale mostra un’Italia divisa: la qualità della vita è risultata “buona o accettabile” in 60 province su 107, un dato inferiore agli anni precedenti e segnale di un peggioramento generale. Rimini e Ascoli Piceno registrano balzi significativi (rispettivamente al 12° e 15° posto), mentre in fondo alla classifica restano Caltanissetta (107ª), Crotone (106ª) e Reggio Calabria (105ª).
Il caso Belluno
Per Belluno, i dati sono impietosi: la provincia perde 25 posizioni e scivola dal 35° al 60° posto. È il peggior arretramento in Veneto e uno dei più pesanti a livello nazionale, con solo Gorizia capace di fare peggio (-26 posizioni). Il crollo è legato soprattutto alla dimensione della sicurezza sociale, dove Belluno è penultima in Italia con 68 posizioni perse. Un risultato condizionato anche dal cambio dei parametri: al posto del tasso di inattività giovanile è stato introdotto il dato sui NEET, mentre gli indicatori legati alla pandemia sono stati sostituiti da criteri che misurano la sicurezza quotidiana, come omicidi stradali, decessi per abuso di alcol o droghe e indice di affollamento carcerario.
Il quadro settoriale racconta una provincia che si difende nell’ambiente, dove guadagna una posizione e si colloca al 43° posto, ma che arretra pesantemente nel lavoro, con 23 posizioni perse e un 35° posto che segna un passo indietro rispetto al 2024. La demografia non aiuta: nella sezione “popolazione” Belluno perde altre 14 posizioni e si attesta all’86°. Stabile il reddito, mentre sorprende positivamente la salute, con un balzo di 30 posizioni, anche se a livello nazionale la posizione è ancora in zona playout. Tiene botta il turismo, dove si guadagnano due posizioni, mentre l’istruzione arretra di 9.
Il quadro regionale
Il Veneto mostra un quadro variegato: Padova (6ª) e Verona (7ª) restano nella “Top Ten” nazionale, Treviso si conferma al 13° posto, Vicenza al 17°, Venezia al 34°, Rovigo al 53°. Belluno chiude la pattuglia veneta al 60°, segnando il calo più evidente.





