«Priorità alla scuola»: genitori, studenti e insegnanti in piazza contro la Dad

«Priorità alla scuola»: genitori, studenti e insegnanti in piazza contro la Dad

Zaini a terra. E striscioni eloquenti: “Dad – dimenticati a distanza”, “La scuola si cura, non si chiude”. Anche Belluno chiede la riapertura delle scuole e dice basta alla didattica a distanza. Circa un centinaio, tra genitori, alunni e insegnanti, ieri mattina ha “occupato” pacificamente Piazza dei Martiri, nel rispetto delle regole imposte dalla pandemia: distanza di sicurezza e mascherine d’ordinanza, sulle quali campeggiava la scritta “Scuola”.

Lo sciopero della Dad in salsa bellunese era collegata ad analoghe iniziative messe in campo in oltre 60 piazze d’Italia, all’interno del coordinamento nazionale di “Priorità alla scuola”.

Sotto l’occhio attento delle forze dell’ordine, è andato tutto bene. «Ognuno ha agito autonomamente – spiega Sara Serbati, tra i referenti della manifestazione – arrivando qui da solo e trovando un posto dove fermarsi e appoggiare lo zaino, magari issare un cartello».

Tutto questo nel giorno in cui lo stesso governatore del Veneto, Luca Zaia, conferma che per almeno altri 10 giorni il Veneto resterà in zona rossa. E le scuole, di conseguenza, continueranno con la didattica a distanza. Di tornare in classe se ne parlerà solo dopo Pasqua. Genitori, allievi e insegnanti non ne possono più. «Chiediamo che le scuole riaprano – aggiunge Serbati – e che tutti i bambini e i ragazzi possano tornare in presenza: i nidi, le scuole dell’infanzia, le primarie, le medie. Non è possibile per bambini e ragazzi passare tante ore davanti allo schermo». Una difficoltà confermata da Ferdinando, che frequenta la terza media all’istituto Agosti di Baldenich. «Cinque ore seduti davanti al pc non è facile, non si riesce a mantenere la concentrazione. E poi non fa nemmeno bene alla schiena, alla postura».

Senza dimenticare cosa si perde nel rapporto umano e con i compagni. «C’è un vulnus nell’apprendimento – conferma Serbati – anche sociale. Abbiamo chiesto troppo ai nostri ragazzi. Loro hanno saputo rispondere alle regole, le hanno imparate, anche grazie agli insegnanti. Ma non si può continuare così».

«Siamo tutti sulla stessa barca – aggiunge Nicola Agnoli, insegnante alle scuole elementari di Ponte nelle Alpi – e tutti abbiamo fatto degli sforzi pazzeschi per rispettare le regole. E ora, di fronte a tutto questo, e ai dati che dimostrano come le scuole, almeno fino alle elementari, non incidono sulla curva dei contagi tenerci ancora tutti in Dad mi pare una grande ingiustizia. Sono padre anche io e vedo le difficoltà, anche dei ragazzi più grandi. Acquisiscono nuove competenze didattiche, certo: ma la loro crescita non è fatta solo di questo».  

I manifestanti di “Priorità alla scuola” guardano anche al futuro, ai soldi che arriveranno dal piano “Next Generation Eu”. «Vogliamo che queste risorse siano veicolate al rilancio della scuola pubblica – si legge nel manifesto consegnato durante il flash mob, durato un’ora esatta – a cui deve essere restituito il ruolo e la centralità le spetta». «Bisogna investire anche per non permettere che, in occasione di un’altra emergenza, si vada di nuovo a chiudere le scuole. Si pensi all’immediato futuro: non più scuole pollaio e si proceda con investimenti su personale docente e Ata. La digitalizzazione è importante, non lo neghiamo, ma deve essere a servizio della didattica in presenza, non il contrario».

Sciopero contro la Dad, ieri, anche a Val di Zoldo. E oggi si replica: ancora in centro a Belluno e a Ponte nelle Alpi.

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