Turismo in crescita su Alpi e Appennini nell’estate 2026, ma la vera sfida resta trasformare le presenze in sviluppo stabile per i territori. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Uncem tra agosto e settembre attraverso un sondaggio pubblico rivolto a cittadini e operatori delle aree montane.
Il quadro generale è positivo. Il 62,7% degli intervistati assegna infatti un giudizio alto o molto alto alla stagione estiva appena conclusa, mentre quasi una persona su due (47,8%) ritiene che i flussi turistici siano aumentati rispetto agli anni precedenti. Nelle aree montane il dato è ancora più marcato: il 63,2% segnala una crescita di arrivi e presenze. Anche tra gli operatori del settore prevale l’ottimismo. Oltre la metà degli intervistati (53,6%) riferisce valutazioni favorevoli da parte di alberghi, campeggi, strutture ricettive e ristoranti. Inoltre il 73,1% considera il proprio territorio dotato di una forte vocazione turistica.
Paesaggio e clima restano i principali attrattori
Tra le motivazioni che spingono a scegliere la montagna, il paesaggio e l’ambiente si confermano nettamente al primo posto: l’82,4% indica infatti natura e clima come principali elementi di richiamo. Seguono eventi e manifestazioni (45,6%), relax e tranquillità (44%), enogastronomia e sport invernali (entrambi al 37,9%), mentre storia, cultura e monumenti raccolgono il 33% delle preferenze.
Cosa manca per fare un salto di qualità
Secondo il sondaggio, la crescita passa soprattutto dalla collaborazione tra enti pubblici, associazioni e imprese. La necessità più sentita è infatti una maggiore sinergia tra i soggetti del territorio (50,6%). Tra le priorità emergono anche strutture ricettive più moderne e accoglienti (42,2%), una migliore cura del paesaggio montano (41,7%), infrastrutture stradali più sicure ed efficienti (33,9%) e un rafforzamento delle attività di promozione e marketing turistico (32,8%).
Più critico invece il giudizio sull’efficacia delle campagne promozionali nazionali e regionali: solo il 39,7% ritiene che il proprio territorio ne abbia beneficiato concretamente.
Overtourism? Per molti il problema non c’è
Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il tema dell’overtourism. Oltre la metà degli intervistati (54,7%) afferma infatti che nel proprio territorio non esiste un problema di eccessiva pressione turistica. Il 38,7% ritiene invece che il fenomeno sia presente. Resta però aperta la questione della gestione dei flussi: soltanto il 27,9% ritiene che esistano strumenti adeguati per regolare eventuali concentrazioni di visitatori, mentre quasi la metà degli intervistati sostiene il contrario.
Bussone: «La sfida è trasformare i flussi in sviluppo»
Per Uncem il numero di turisti non può essere l’unico indicatore di successo. Conta soprattutto quanto valore economico e sociale rimane nelle vallate, quanta occupazione viene generata e quanto il turismo contribuisce a mantenere vivi i territori durante tutto l’anno. «La sfida non è portare semplicemente più persone in montagna, ma trasformare i flussi in economie territoriali, servizi, lavoro, cura del paesaggio e nuova capacità di abitare Alpi e Appennini», sottolinea il presidente nazionale di Uncem, Marco Bussone. «Il turismo è un pilastro dello sviluppo, ma da solo non basta: deve integrarsi con agricoltura, gestione forestale e servizi per le comunità residenti».





