Trionfo di Alessandro Covi. Ma trionfo anche del Bellunese. Il tappone dolomitico, con salite leggendarie come il San Pellegrino, il Pordoi e il Fedaia, non ha tradito le aspettative. Battaglia vera in corsa (con stravolgimento della classifica generale negli ultimi chilometri di ascesa alla Marmolada). Spettacolo autentico sui tornanti dei passi dolomitici. Nonostante le chiusure delle strade con abbondante (eccessivo?) anticipo, tifosi e appassionati hanno risposto alla grande. Timidamente, forse, sul San Pellegrino, dove non c’era il pubblico delle grandi occasioni. Con maggiore convinzione sul Pordoi. Con un’esplosione di tifo e di colore sul Fedaia, dove si sono radunati in migliaia. Del resto, le rampe della salita della Marmolada (l’ultima fatica epica del Giro 2022) si prestano perfettamente.
Anche il meteo ha retto. Le previsioni della vigilia parlavano di pioggia abbondante. In realtà, i ciclisti l’hanno scampata per poco, lasciandosela alle spalle in Valbelluna. Dopo la tappa “mutilata” di un anno fa, quando sparirono in un colpo solo Fedaia e Pordoi, è una bella rivincita che segna il legame forte tra la corsa rosa e le Dolomiti. Un legame che anche ieri ha permesso alla provincia di Belluno di mostrarsi al mondo per quasi 4 ore di diretta tv.
Adesso c’è da mettere a frutto la voglia di ciclismo dei turisti e l’ospitalità delle strade bellunesi. In attesa del Giro 2023, che dovrebbe avere un’altra tappa in provincia, magari con partenza da Longarone, visto che tra un anno il paese del Vajont commemorerà i 60 anni dall’onda di morte del 9 ottobre.







