«Cosa lascio in eredità a Feltre? Un nuovo ruolo della città, che nel 2012 soffriva di una crisi di identità». Paolo Perenzin, al termine di un decennio da sindaco, è pronto a passare la mano. L’ideale testimone al suo delfino Adis Zatta verrà consegnato giovedì prossimo (12 maggio) quando in Sala Ocri (alle 20.30) sarà presentato ai feltrini il rendiconto di fine mandato.
Un fitto elenco di numeri e dati, raccolto in un volume autofinanziato dai quattro gruppi che hanno accompagnato l’avventura di Perenzin (e che si ripresentano uniti a supporto di Adis Zatta). La data non è stata scelta a caso, spiegano il sindaco e Zatta: «Venerdì e sabato ci sarà il deposito delle liste, e per tenere fede a ciò che abbiamo sempre detto, chiudiamo simbolicamente cinque anni di amministrazione e apriamo un nuovo capitolo».
Certo, non sono stato anni facili, tra Vaia, il Covid e l’attuale emergenza Ucraina. E, come sottolinea Perenzin nel saluto di addio, «Le circostanze hanno richiesto di rivedere passo dopo passo la programmazione. Ma nonostante tutto siamo riusciti a portare avanti un’azione di governo efficace, raggiungendo gli obiettivi che ci eravamo posti nel 2017». Il sindaco uscente cita un unico dato, rappresentativo di quanto fatto: «In cinque anni abbiamo incrementato del 55% la spesa per i lavori pubblici, aumentando nel contempo anche quella per il sociale, la formazione e l’istruzione».
Qualche rammarico? Pochi. «Ci sono dei lavori ancora in corso che speravo di finire entro la fine del mandato, come il Belvedere e il Teatro de la Sena. Ma abbiamo lavorato tanto per ridare un ruolo centrale alla città di Feltre, puntando sul suo inestimabile patrimonio e costruendo una vocazione turistica oggi riconosciuta a livello internazionale».





