Otto metri di profondità, 26mila metri cubi di acqua, provenienti da quelle in eccesso dell’acquedotto che arriva dalla Schiara. Ecco l’identikit del futuribile lago del Nevegal, il cui progetto (per ora solo uno studio di fattibilità) è stato presentato ieri dall’assessore alle manutenzioni del comune di Belluno, Biagio Giannone. Il bacino artificiale, utilizzabile per spegnere gli incendi e alimentare gli idranti del piazzale, è una delle carte che l’amministrazione Massaro vuole giocarsi per lucidare il suo impegno a favore del Colle.
L’idea è stata descritta dall’architetto Andrea Gobber, dello studio Monplan, incaricato da Palazzo rosso di valutare la fattibilità dell’opera. Di un lago sul Nevegal si parla dagli anni’90, fin da quando si pensava di realizzarlo nell’area adiacente Casera Faverghera. Idea saltata quando sono scattati i vincoli ambientali. All’inizio degli anni 2000 si è pensato allora di costruirlo più su, vicino al rifugio Brigata Cadore. «Ma i costi sarebbero troppo alti», ha spiegato Gobber, che ha individuato come area ideale quella a ridosso del rifugio La Grava, poco sopra il piazzale. «Lì c’è già un avallamento naturale, e si potrebbe sfruttare il “troppo pieno” dell’acquedotto per riempire, in primavera, il bacino». Con un indubbio risparmio: pompare l’acqua dal basso infatti costerebbe oltre un euro a metro cubo.
Il bacino avrebbe un costo oscillante tra il milione e due e il milione e mezzo di euro. Soldi che il Comune di Belluno, però, non ha: «Per questo – spiega l’assessore Giannone – coinvolgeremo la Regione. Se giudicheranno interessante l’opera, sia per la prevenzione incendi che in ottica turistica, andremo a caccia dei finanziamenti».





