“ParaNorman”: la magia dello “stop motion” sfocia in una riflessione sulla paura

“ParaNorman”: la magia dello “stop motion” sfocia in una riflessione sulla paura

Nuova tappa della rubrica dedicata al cinema: “I consigli di Marty”. Con lo sguardo curioso, attento e appassionato di Martina Santafede, giovane bellunese legata all’associazione “Gruppo Famiglie Dravet APS”, ogni appuntamento offrirà spunti, suggerimenti e chiavi di lettura per orientarsi tra film e serie. Un invito a lasciarsi sorprendere dal grande schermo, con titoli da scoprire e pellicole da riscoprire.

Sussurri della notte: una porta cigola. C’è qualcuno, il cuore sale in gola. Le tavole del pavimento scricchiolano cedendo a un passo irregolare e pesante: “Uno zombie!”. Dentro, un freddo brivido ti assale. Hai paura e, urlando come se non ci fosse un domani, scappi. Perché l’hai fatto? 

Probabilmente voleva solo parlare con te.

Una camera invasa da poster su film dell’orrore, una sveglia col suono di uno zombie, uno spazzolino a forma di zombie, un bambino che aspetta solo di essere capito. Svegliarsi alla mattina immaginandosi di essere come un morto vivente e poi resuscitare a scuola ed essere definito “strano”.  Norman Babcock non è come gli altri ragazzi della sua età che si limitano ad andare in campeggio a piantare tende. No! Lui può vedere e parlare con i morti. Forse è meglio che nessun cittadino di Blythe Hollow gli rivolga la parola. Fu proprio qui che 300 anni or sono una strega venne condannata a morte da una giuria di puritani e così, ancora oggi i suoi fieri abitanti festeggiano la sua morte. Tutto cambiò una notte quando i resti del passato tornarono in vita…Lontano, da qualche parte in un bosco, sotto un albero spezzato giace una bambina dal nome dimenticato che da lungo tempo aspetta di essere ascoltata. 

La magia dello studio LAIKA: Quando si pensa all’animazione è molto probabile che ci vengano subito in mente i classici Disney, che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia, o i rivoluzionari film della Pixar. Due colossi che rappresentano le due tecniche d’animazione a noi più conosciute ovvero il disegno animato e la computer animation, ma ne esiste una terza dal fascino più misterioso…La stop motion! Detta anche “tecnica dei pupazzi” o “a passo uno” è una delle tipologie d’animazione che più mi incanta, perché in essa è racchiuso il potere di dare vita e “un’anima” dove prima c’era il nulla, creando la più bella delle illusioni: quella del movimento. Nata insieme al cinema, se non addirittura prima, grazie proprio ad alcune invenzioni degli illusionisti che successivamente contribuirono alla nascita del cinema. In cosa consiste? I personaggi vengono costruiti artigianalmente utilizzando vari materiali come la plastilina, la stoffa, la paglia, la resina o la colla, in modo da rendere il più tridimensionale possibile, e vengono messi in posa manualmente. Si pensi che ogni movimento che vediamo sullo schermo è in realtà l’insieme di tantissimi scatti. Lo studio LAIKA, famoso per la sua estrema cura nei dettagli e creatore di capolavori, è oggigiorno il massimo esponente nella “stop motion”. L’ha rivoluzionata tramite l’utilizzo della stampa 3D che ha permesso agli artisti maggior facilità nella creazione di centinaia di volti. Si pensi che dopo il loro primo film “Coraline e la porta magica” lo studio ci mise ben 7 anni per dare vita a “Paranorman”! Curiosità: La cittadina di Blythe Hollow collocata nel Massachusetts, USA, è ispirata a vari paesi di quello stato in modo particolare a Salem famosa come Blythe Hollow per il suo passato con le streghe e il turismo che le circonda; ulteriore fonte di ispirazione per i registi Chris Butler e Sam Fell sono state le foto di William Eggleston.

“Non c’è niente di male ad aver paura, Norman, finché non permetti alla paura di cambiare chi sei!” cit Nonna Babcock. 

Perché lo consiglio? Ricco di omaggi ai film dell’orrore degli anni ’50-70, come “la casa” o “la notte dei morti viventi” e arricchito da una bellissima colonna sonora che richiama i suoni degli anni ’80 insieme ai tipici colori fluo di quegli anni, ParaNorman sfrutta una storia (apparentemente) horror e sovrannaturale per parlare proprio della paura stessa e di come spesso, davanti a ciò che non si vede o non si conosce si tenda a giudicare anziché semplicemente ascoltare. 

P.S. Attenti all’armadio non si sa mai che si nasconda qualche mostro! Buon Halloween e buon ottobre a tutti!

Martina Santafede

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