Sette miliardi di euro di costo stimato, 49 opere ancora da completare, una pista da bob da 120 milioni già ferma per danni post-Giochi. Numeri che pesano e che venerdì 11 settembre hanno acceso il dibattito nella Sala OASI di Pieve di Cadore, dove il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste dell’Alto Bellunese ha organizzato l’incontro pubblico “Olimpiadi Infernali, come fare affari col pubblico denaro a spese dell’ambiente”. Una serata molto partecipata, pensata per fare il punto sui Giochi Milano-Cortina 2026 a sei mesi dalla conclusione e per premiare i vincitori del concorso fotografico dedicato agli impatti dell’evento sulle Dolomiti.
A intervenire sono stati Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia; Roberta De Zanna, consigliere di minoranza del Comune di Cortina d’Ampezzo; Marina Menardi, direttrice del mensile Voci di Cortina; Giuseppe Pietrobelli, giornalista del Fatto Quotidiano; e Giovanna Ceiner, rappresentante di Italia Nostra Belluno. Cinque voci diverse, accomunate da un giudizio severo sul modello olimpico adottato.
Casanova ha ricordato come gli obiettivi annunciati – costo zero, sostenibilità, condivisione con i territori, lotta allo spopolamento – siano rimasti sulla carta. Ha parlato di opere incompiute, costi lievitati e scelte calate dall’alto, mentre i settori realmente urgenti per la montagna – sanità, mobilità pubblica, edilizia abitativa, formazione – sono rimasti ai margini. «Le Olimpiadi hanno incentivato il consumo di suoli pregiati e mortificato paesaggi», si legge nel documento diffuso dagli organizzatori.
De Zanna ha ripercorso le contestazioni nate negli anni della preparazione olimpica, dalla pista da bob alla cabinovia Apollonio-Socrepes. Ha denunciato l’assenza di confronto con la popolazione e la distanza tra la narrazione ufficiale del “successo mondiale” e la realtà quotidiana di Cortina, dove i cantieri, l’impatto ambientale e la crisi abitativa continuano a pesare. «Le Olimpiadi non hanno risolto nulla, anzi hanno aggravato le fragilità già presenti», ha affermato.
Menardi ha offerto un quadro puntuale delle opere ancora in sospeso: la pista da bob ferma per tre mesi dopo i danni post-Giochi; lo stadio del ghiaccio chiuso per il secondo anno consecutivo; la cabinovia Apollonio-Socrepes mai entrata in funzione; la Variante di Cortina in ritardo; il grande bypass in galleria con un buco finanziario di 260 milioni. Una situazione che rischia di lasciare alla comunità un’eredità pesante e duratura.
Pietrobelli ha ricostruito i numeri economici dei Giochi, definendoli «soprattutto un affare». La Fondazione Milano Cortina ha speso due miliardi contro un budget previsto di 1,4, coperti in parte da 543 milioni di fondi pubblici. Delle 98 opere affidate a Simico, solo 49 risultano concluse. «Al tavolo della torta da cinque miliardi si sono seduti in molti», ha osservato, indicando come il costo complessivo dell’evento sia destinato a crescere fino al 2033.
Ceiner ha ripercorso le azioni portate avanti dalle associazioni ambientaliste negli ultimi anni: appelli, osservazioni, incontri istituzionali, ricorsi al TAR e campagne pubbliche. Una mobilitazione che, pur non avendo fermato le opere più impattanti, ha contribuito a portare all’attenzione nazionale e internazionale le criticità del modello olimpico adottato. «Senza il lavoro dei comitati locali e delle associazioni, oggi non conosceremmo il reale impatto dei Giochi», si legge nelle conclusioni del documento.
La serata si è chiusa con le premiazioni del concorso fotografico “Olimpiadi Infernali”, dedicato alle immagini che raccontano gli effetti del grande evento sui territori dolomitici.





