O i cinghiali o le attività agricole: «La coesistenza non è possibile»

O i cinghiali o le attività agricole: «La coesistenza non è possibile»

«Chi continuerebbe a fare impresa dopo aver perso 30mila euro e giorni di lavoro in una sola notte? La continua crescita della fauna selvatica in montagna e in pianura mette a rischio non solo l’incolumità dei cittadini, ma anche la redditività degli agricoltori». Luca De Carlo non usa giri di parole: per salvaguardare l’agricoltura servono misure forti e mirate. Bisogna quindi accelerare sui piani di eradicazione del cinghiale predisposti dalla Provincia e limitati negli ultimi mesi soltanto dal Covid e dal lockdown. 

«Gli agricoltori e gli allevatori si trovano davanti a un bivio: o correre ai ripari con misure non sempre efficaci, o rinunciare direttamente all’attività» sottolinea il deputato di Fratelli d’Italia, che raccoglie la denuncia degli agricoltori della Valbelluna, dove i cinghiali hanno fatto razzia qualche notte fa. «Ma se abbandoniamo i terreni e i pascoli, la fauna selvatica continuerà a crescere in maniera esponenziale, aumentando i danni causati. Bisogna lavorare sulla prevenzione e serve un’attività di controllo della popolazione degli ungulati, soprattutto dei cinghiali. Servono piani di gestione adatti e che rispecchino le esigenze e le problematiche dei territori; servono anche interventi mirati, dai contributi ai risarcimenti, che permettano a chi vuol fare impresa agricola di poterla fare, senza l’incubo di poter perdere tutto in una notte. Serve, insomma, una vera politica agricola che guardi ai problemi delle imprese e dei lavoratori, e che non sia un banale frutto dell’ambientalismo da salotto».

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