«No» alla chiusura della psichiatria di Feltre. Adesso c’è anche la petizione online

«No» alla chiusura della psichiatria di Feltre. Adesso c’è anche la petizione online

La notizia è di qualche tempo fa: sospensione delle degenze nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Feltre a causa della mancanza di psichiatri. La reazione? Immediata e in crescita. Perché il comitato feltrino per il diritto alla salute – nato lo scorso luglio da un gruppo di cittadini e volontari di alcune associazioni che si occupano di tutela della salute mentale – ha deciso di avviare una petizione pubblica. 

Una sensibilizzazione per segnalare la continua riduzione dei servizi socio-sanitari pubblici nella provincia di Belluno. E una raccolta firme per chiedere alla Regione Veneto, alla Conferenza dei sindaci e alla Direzione della Ulss 1 azioni concrete per salvaguardare i servizi per la salute mentale.

Il comitato ha già raccolto le preoccupazioni di molti cittadini: «È recente la notizia che la Ulss 1 Dolomiti ha affidato a una cooperativa 180 turni di 12 ore per il servizio di assistenza pediatrica di Feltre e Belluno a causa della mancanza di medici – dicono gli attivisti -. E la carenza di psichiatri nel Dipartimento di salute mentale ha coinvolto anche il Centro per i disturbi del comportamento alimentare di Feltre, rallentando i tempi di attesa per le visite periodiche di controllo, un servizio di valore e importante per le famiglie».

Da qui, la raccolta firme del comitato, da qualche giorno anche online (https://change.org/nochiusurapsichiatriafeltre). Inoltre, saranno organizzati alcuni appuntamenti al gazebo, sabato 18 settembre dalle 19 alle 21.30 nel piazzale Pra del Moro a Feltre, in occasione della Full Moon Walk, e martedì 21 settembre dalle 9 alle 13 in Largo Panfilo Castaldi.

«È tempo che la sanità pubblica ritorni a essere considerata un investimento, un bene comune imprescindibile per la salute e il benessere delle persone» dicono dal Comitato. «Chiediamo alla giunta regionale del Veneto, al consiglio regionale di bloccare il processo di depotenziamento e di privatizzazione della sanità dando priorità assoluta al sistema socio-sanitario pubblico. Di potenziare la rete ospedaliera pubblica di prossimità e i servizi territoriali, a partire dalle aree di montagna. E di potenziare gli investimenti nelle politiche socio-sanitarie. Nello specifico, chiediamo di assegnare all’area della Salute mentale il 5% della spesa sanitaria come previsto dalla legge, a fronte di solo il 2,5%  che il Veneto assegna (la media italiana è del 3,6%)».

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