Per il Nevegal non sembra esserci mai pace. Appena archiviata un’altra stagione invernale complicata, il comprensorio si scopre oggi di fatto dimezzato: sull’area del Col Toront non si potrà più sciare. I due impianti che consentono di salire in quota non sono utilizzabili. La sciovia delle Erte ha la concessione scaduta e i progetti presentati negli ultimi due anni dalla società Dolomiti Ski Line sono stati bocciati dalla Provincia di Belluno per carenze nella documentazione. E ora arriva anche la decisione più pesante. La Provincia ha infatti dichiarato la decadenza della concessione di linea dello skilift Col Toront e dell’autorizzazione al pubblico esercizio dell’impianto e delle piste ad esso collegate. Un vero e proprio stop certificato sul piano amministrativo.
Alla base del provvedimento c’è un elemento chiave: lo skilift non è in possesso del nulla osta tecnico e non viene messo in funzione da oltre due anni. La legge regionale sugli impianti a fune, la 21 del 2008, non lascia margini: in assenza di cause di forza maggiore, dopo due anni di inattività la concessione decade automaticamente e non può essere riassegnata allo stesso concessionario. Un altro colpo per il Nevegal. Senza Col Toront e senza le Erte risultano infatti chiuse le piste Erte, Lieta e Col Toront. L’offerta sciistica si riduce oggi a poche arterie: Coca Alta, Coca Bassa, il raccordo e il campo scuola.
Per la Provincia ci sono responsabilità gestionali e organizzative. Secondo l’istruttoria di Palazzo Piloni, Dolomiti Ski Line, la società da due anni proprietaria degli impianti di risalita del colle, non avrebbe mai avviato la revisione generale dello skilift, passaggio indispensabile per mantenere il nulla osta tecnico, scaduto già l’8 gennaio 2024. Anche sul fronte dell’innevamento artificiale la risposta degli uffici è netta: il laghetto alla Grava risulta autorizzato solo a uso antincendio, perché il Comune di Belluno non ha mai presentato richiesta per l’utilizzo a fini di produzione della neve. A questo si aggiunge il tema dei terreni. Il Comune ha comunicato che Dolomiti Ski Line non ha più la disponibilità di alcune aree soggette a uso civico e che non sono state presentate nuove richieste per la costituzione dei diritti di superficie.
La replica: «Ricorreremo»
Dal fronte opposto, però, la posizione del gestore è chiara. Il presidente di Dolomiti Ski Line, Devis Biena, annuncia battaglia. «Riteniamo il provvedimento non corretto e non fondato – afferma –. Ridurre tutto alla mancata revisione è una semplificazione fuorviante. La revisione ha senso solo se esistono le condizioni per l’esercizio dell’impianto, condizioni che nel caso del Col Toront non erano presenti. Impugneremo la decisione nelle sedi opportune, a tutela nostra e del territorio». La vicenda ora si sposta anche sul piano legale, ma intanto certifica una situazione difficile: il futuro del Nevegal resta incerto.





