Manifatturiero: limiti e contraddizioni di una provincia a due velocità

Manifatturiero: limiti e contraddizioni di una provincia a due velocità

Chi ha denti non ha pane. E chi ha pane non ha denti.

Sembra la situazione della manifattura bellunese. Da una parte la crisi infinita di Wanbao Acc, con i cinesi pronti a mollare dopo aver spolpato anche gli ultimi pezzi di carne dallo stabilimento zumellese. Dall’altra, Luxottica e la cena milionaria, chiacchierata da settimane e sfavillante di lustrini da red carpet. No, non è solo una questione merceologica. Perché altrimenti non si spiegherebbe l’altra faccia della crisi, quella che proprio in questi giorni sta mettendo sotto scacco la Safilo, con un piano di esuberi da far accapponare la pelle. E non è neanche una questione geografica: Agordino ricco, contro Valbelluna povera. No, semmai è una questione sociale che coinvolge tutti, nessuno escluso. Perché, come dicevano i latini, in medio stat virtus. E non ce ne vogliano i dipendenti di Del Vecchio (che potendolo fare, ogni anno regala una serata super ai suoi lavoratori), ma è il caso di chiedersi dove sta la via di mezzo tra lo sfarzo che ha messo insieme uno chef stellato e due cantanti per una serata da almeno un milione di euro, e la disperazione ben sintetizzata nello striscione che qualche giorno fa apriva il corteo dei dipendenti Safilo (“Cosa dirò ai miei figli a Natale?”).

Forse bisognerebbe guardare la realtà con altri occhiali. Sì, proprio quegli occhiali che ad Agordo consentono da anni di organizzare concertoni e cene luculliane, mentre in altre zone della provincia rischiano di lasciare il deserto (il Cadore ne sa qualcosa). Forse bisognerebbe trovare la giusta via di mezzo in una diversificazione che negli ultimi trent’anni è mancata completamente. Intanto, altri hanno preso la via del turismo come core business…

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