«Manca cultura sulle strade: l’ennesima vittima in bicicletta faccia riflettere»

«Manca cultura sulle strade: l’ennesima vittima in bicicletta faccia riflettere»

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’onorevole Roger De Menech 

L’ultimo incidente mortale, venerdì mattina, è costato la vita a Serigne Balla Gaye, padre di cinque figli. Mentre andava al lavoro in bicicletta alle 7 del mattino è stato investito da un’auto tra Sedico e il Ponte di San Felice. A gennaio un altro lavoratore, Alberto De Villa, aveva perso la vita in un incidente analogo a Sedico.

Stiamo investendo molte risorse per le infrastrutture, in Italia, nel Veneto e nel Bellunese. Fondi per rifare strade, costruire varianti, mettere in sicurezza tratti di viabilità, opere necessarie e attese da tempo, così come il piano nazionale per la ciclabili che anche nella nostra provincia si sta faticosamente realizzando. Forse è giunto il momento di spendere tempo e finanziamenti per diffondere una cultura della mobilità orientata alla condivisione della strada. 

Sono le statistiche a ricordarci l’urgenza di interventi per ridurre il numero di incidenti e di vittime. Gli ultimi disponibili relativi a un anno ‘normale’ sono del 2019 e ci dicono due cose: in Italia il 25 per cento degli spostamenti giornalieri è stato su bicicletta o a piedi, segno che la mobilità alternativa alle quattro e alle due ruote è una realtà importante, non più marginale, vale un quarto del totale; secondo, il numero di morti diminuisce complessivamente del 4,8 per cento rispetto all’anno precedente (-161), ma allo stesso tempo aumentano esponenzialmente le vittime tra i ciclisti. Sono 253 in più del 2018 con un incremento del 15,5 per cento, in Veneto gli incidenti sono nella media nazionale, ma la mortalità è tra le più alte. Peggio di noi solo Molise, Provincia di Bolzano ed Emilia Romagna. Il marcato aumento delle vittime tra i ciclisti, soprattutto su strade statali nell’abitato e fuori città, è associato a una sempre maggiore diffusione dell’uso del mezzo a due ruote per gli spostamenti e all’aumento delle vendite di biciclette, nel 2019 il 7% in più rispetto al 2018.

Le considerazioni fatte a ottobre su Belluno, sono dunque estendibili al di fuori del contesto urbano. Le strade sono vie di comunicazione a beneficio di tutti, pedoni e ciclisti inclusi e non esclusivo appannaggio degli automobilisti. C’è una legge nazionale che prevede e incoraggia la mobilità alternativa, per ridurre il traffico, per ridurre l’inquinamento e per promuovere stili di vita salutari. 

Grazie ai Fondi di Confine stiamo realizzando decine di chilometri di piste ciclabili, connettendo nord e sud della Provincia. Presto partiranno i cantieri delle ciclabili in Agordino aprendo ai collegamenti con Trentino Alto Adige e Austria. È indubbio che le strade resteranno frequentate dai ciclisti e che è necessario convivere con modalità di trasporto differenti sul medesimo sedime. Anche le recenti modifiche del codice della strada sono orientate a tutelare la sicurezza dei ciclisti. Però le norme senza la cultura diffusa servono a poco e rischiano di restare inattuate.

La Provincia di Belluno promuova un piano di comunicazione e una campagna rivolta a tutti, agli automobilisti, ai ciclisti e a i pedoni che abbia come punto focale il rispetto. Dobbiamo insegnare ai ragazzi che la mobilità e le sue regole vanno prese in considerazione quando si sale in auto o in moto, quando si inforca la bicicletta e quando si cammina. La cultura e il rispetto per chi si sposta con mezzi alternativi all’auto deve essere al centro di un’azione politica collettiva. Devono essere coinvolti i sindaci, le associazioni, i gruppi sportivi e il volontariato. 

Ecco perché auspico di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni ad affrontare il tema non solo quando la cronaca nera ci mette di fronte alla tragedia di cinque figli che perdono un genitore.

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