C’è anche un progetto bellunese tra i protagonisti del Premio nazionale di architettura IN/ARCH 2026. L’intervento di riqualificazione dell’ex distretto sanitario di Longarone, oggi sede della stazione dei Carabinieri del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ha ricevuto una menzione speciale nella sezione dedicata alle opere realizzate in Veneto. Il riconoscimento è stato assegnato giovedì 15 ottobre a Trieste, nel Salone di rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia, dove si è svolta la cerimonia di premiazione del concorso promosso dall’Istituto Nazionale di Architettura (IN/ARCH) e dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE).
La giuria ha premiato all’unanimità il progetto per la capacità di rinnovare e adattare l’edificio a nuove funzioni senza alterarne l’identità architettonica originale. Un risultato ottenuto grazie al lavoro del team composto dall’architetto Alessandro Sacchet e dall’ingegnere Andrea Simon dello studio Mimeus, con il contributo dell’ingegnere Marco Redolfi per le strutture e dell’ingegnere Rocco Reolon per gli impianti. L’immobile, di proprietà dell’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, è stato completamente recuperato per ospitare la nuova stazione dei Carabinieri del Parco. Al suo interno trovano spazio gli uffici operativi, una foresteria per il personale, l’alloggio del comandante e un punto informativo aperto al pubblico.
I lavori, realizzati dall’impresa Olivotto tra il 2024 e il 2025, hanno riguardato non solo la redistribuzione degli spazi ma anche l’adeguamento sismico e il miglioramento dell’efficienza energetica, fino al raggiungimento degli standard di edificio a energia quasi zero. Particolarmente significativa la scelta di conservare il rivestimento esterno in mattoni faccia a vista: per non modificare l’aspetto originario dell’edificio, l’isolamento termico è stato realizzato internamente.
Anche l’organizzazione degli spazi è stata ripensata per rispondere alle nuove esigenze funzionali. Gli uffici della stazione e il punto informativo del Parco si affacciano su via Polla, mentre gli alloggi guardano verso l’area verde circostante. Nella foresteria è stato inoltre ricavato un patio interno che garantisce maggiore illuminazione naturale e una migliore qualità degli spazi comuni. Nelle motivazioni del premio, la giuria ha sottolineato la capacità del progetto di interpretare l’architettura esistente attraverso un dialogo equilibrato tra pieni e vuoti, valorizzando quanto meritava di essere conservato e introducendo interventi contemporanei senza snaturare il fabbricato.
Soddisfatto il commissario straordinario del Parco, Ennio Vigne. «Questo premio è particolarmente significativo perché riconosce non solo il valore della progettazione, ma anche il ruolo del committente e delle imprese che trasformano le idee in opere concrete. Nel nostro caso assume un valore ancora maggiore perché dimostra come competenze tecniche e gestionali di alto livello siano presenti anche nella pubblica amministrazione». Vigne condivide il riconoscimento con tutti gli enti che hanno collaborato al recupero dell’immobile, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica al Comune di Longarone, passando per l’Unione Montana Cadore Longaronese Zoldo e i Carabinieri Forestali.
L’intervento è stato possibile grazie a un investimento complessivo superiore a 1,5 milioni di euro: 200 mila euro per l’acquisto dell’immobile e oltre 1,3 milioni per la ristrutturazione. Gran parte delle risorse proviene dai finanziamenti ministeriali legati al programma “Parchi per il Clima”, destinato a sostenere interventi di efficienza energetica e riduzione delle emissioni.





