Il Coronavirus non ha confini. Ed è arrivato un po’ ovunque. Anche a Londra, dove vive un dirigente d’azienda di origine bellunese: si chiama Davide Cason, ha 42 anni e abita nel Regno Unito da due lustri, tanto da essere diventato ufficialmente cittadino britannico.
Oltre Manica gestisce una catena di 12 ristoranti, specializzata nelle consegne a domicilio di sushi, con 600 dipendenti e 1 milione di persone servite all’anno. Ma ora tutto questo passa in secondo piano. Perché Davide è risultato positivo al Covid-19: «Sono a casa e sto abbastanza bene – racconta – ma ho la febbre, qualche difficoltà respiratoria. E una profonda stanchezza. Fatico addirittura a prepararmi una tazza di tè. Però non mi lamento, soprattutto se penso a chi è ricoverato in ospedale».
È un buon approccio.
«Questo è il tempo in cui non ci si deve fermare: lagnarsi non serve a nulla. Anzi, ringrazio la vita di ciò che mi ha dato. In merito all’emergenza, preferisco concentrarmi sul trionfo di solidarietà a cui assistiamo a livello mondiale: l’essere umano sta offrendo una grande prova di generosità e di amore verso il prossimo, dando la vita stessa, se necessario. Tutto ciò è rincuorante».
Com’è la situazione attuale a Londra?
«Vige il lockdown, l’80 per cento della Nazione è chiuso: si esce solo per fare la spesa, acquistare i medicinali, passeggiare da soli o in compagnia di un’altra persona, tenendo una distanza di 2 metri. Si lavora da casa: ristoranti, pub, palestre, piscine sono chiusi. Poi, come dappertutto, c’è chi segue gli ordini e chi no. Per questo, sono stati mobilitati 10mila soldati: aiuteranno le Forze dell’ordine a far sì che i sudditi di Sua Maestà stiano in casa».
Era lecito attendersi una simile evoluzione del Coronavirus?
«No, non mi aspettavo un’escalation mondiale che paralizzasse l’economia, oltre che la vita delle persone. Inizialmente qui hanno sottovalutato il Coronavirus, forse anche per rasserenare gli animi. Ma ora si sono resi conto della gravità del problema. E hanno già iniziato a battere moneta: verrà regolarmente pagato dal Governo l’80 per cento degli stipendi di migliaia di lavoratori licenziati dalle aziende. Questo è un grande lavoro di squadra della coalizione con a capo Boris Johnson».
Qualche giorno fa, proprio il presidente Johnson ha parlato di “immunità di gregge”.
«Il suo era un discorso basato sullo studio teorico dell’Università di Oxford, guidato dalla professoressa Sunetra Gupta, del quale dà conto il Financial Times. Johnson, però, ha dovuto fare marcia indietro, visto che le limitazioni di questo metodo sono moltissime. Tuttavia, a Londra, i decessi sono 10 volte inferiori all’Italia, dove ognuno di noi guarda con profondo dolore e sofferenza».
A proposito, preoccupato per la famiglia?
«I miei genitori seguono alla lettera le indicazioni del Governo italiano, rimanendo chiusi in casa. Per fortuna, webcam e Internet consentono di potersi vedere e mantenere in contatto costante. Considerati i tempi, ogni occasione di incontro virtuale è preziosissima. Sono più preoccupati loro per me, che non il contrario».
Piccola digressione: un giudizio sulla Brexit?
«L’Europa dei padri fondatori non esiste più. E oggi ha la necessità di ricostituirsi e riorganizzarsi: le problematiche – così come il mondo e la società – sono cambiate. Il fallimento nella nella lotta al terrorismo e la disastrosa gestione dell’immigrazione hanno di sicuro accelerato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Non serve, né interessa più a nessuno un’Europa governata da burocrati impreparati, che non parlano le lingue – come i rappresentanti italiani – incapace di affrontare le sfide che la complessità del mondo di oggi presenta».
Per chiudere, un messaggio agli amici italiani?
«Siate pronti a ricostruire il Bel Paese. Dopo una simile guerra batteriologica, serviranno orgoglio nazionale e inventiva, spirito di collaborazione e solidarietà. Gli atti eroici del personale sanitario, che ho ammirato negli ultimi giorni, mi fanno sentire orgoglioso e fiero di essere italiano. Il Capo dello Stato dovrebbe assegnare a tutti gli operatori sanitari una medaglia al valore».





