Una coppia di scialpinisti che rende epica la montagna con la sua veste invernale. Uno scalatore che abbina all’eleganza dei movimenti, l’occhio per individuare la via più logica. Un ingegnere che conosce con precisione quasi millimetrica gli angoli più reconditi delle vette di Zoldo. Un alpinista di vaglia che da glaciologo e meteorologo ha inventato (letteralmente) il sistema di prevenzione delle valanghe. E poi due campioni olimpici agli ultimi Giochi di Pechino 2022. Costituiscono la schiera degli “eroi” del Pelmo d’Oro 2022, premiati ieri (30 luglio) in quel di Vigo di Cadore.
Il premio istituito dalla Provincia nel lontano 1998 è andato a Loris De Barba e Francesco Vascellari, per l’alpinismo in attività. A Mauro Valmassoi per la carriera alpinistica. A Pietro Sommavilla per la cultura alpina. Il premio speciale Dolomiti Unesco invece è stato assegnato ad Anselmo Cagnati (glaciologo dell’Arpav). Infine, a Stefania Constantini e Renè De Silvestro, medaglie olimpiche a Pechino, il premio speciale della Provincia di Belluno.
Ma oltre ai premi, il Pelmo d’Oro 2022 ha parlato anche di montagna e per la montagna. Con un monito a rispettare la natura e i segnali che sta lanciando. Da parte del Cai e del presidente della Provincia non sono mancati i richiami al disastro della Marmolada. E il glaciologo Cagnati l’ha detto chiaro e tondo: «La temperatura globale è aumentata di 1,5 gradi nell’ultimo mezzo secolo, ma addirittura di 4 gradi in montagna».
«L’importante è non superare il confine invalicabile che diventa irriverenza nei confronti della montagna» ha detto il presidente della Provincia Padrin. «Perché la montagna non è democratica, è tiranna con chi non sa approcciarla. Sa essere dura e talvolta crudele, come la tragedia della Marmolada ci ha ricordato poco meno di un mese fa. Serve la consapevolezza che l’uomo può convivere con la montagna, ma solo a certe condizioni. Serve la consapevolezza che il rischio zero non esiste. Una volta a Messner venne chiesto come mai muore così tanta gente nelle imprese alpinistiche, dopotutto chi scala le vette è tutta gente esperta. “Sì, è vero. Noi siamo esperti” ha risposto Messner. “Ma la montagna non lo sa”».










