E’ in programma per venerdì 17 aprile, alle 11, davanti al centro commerciale Mega alla Veneggia, il presidio unitario indetto da Fiom Cgil, Filcams Cgil e Fisascat Cisl Belluno Treviso. Una mobilitazione nata all’indomani della morte di Mukhtar Dowh, 34 anni, sudanese, deceduto mentre rientrava dal turno di notte all’Emisfero. Per i sindacati non si tratta di una fatalità, ma dell’ennesimo caso di un lavoratore “invisibile” costretto a muoversi di notte su strade buie e pericolose.
Mukhtar è morto nelle prime ore di domenica a Borgo Prà, schiantandosi in bicicletta contro il muro di un’abitazione lungo la discesa di via Sant’Antonio. L’impatto, avvenuto tra le 2.30 e le 3, è stato devastante. Stava tornando a Limana, dove era ospitato dal Ceis, dopo il turno come scaffalista notturno. La strada, stretta e ripida, era al buio per lo spegnimento notturno dei lampioni. A trovare il corpo sono stati due ragazzi di passaggio, che hanno dato l’allarme. Per il 34enne non c’era più nulla da fare.
«Non è una fatalità»: la denuncia di Fiom e Filcams
Fiom Cgil e Filcams Cgil parlano di “zona grigia” degli infortuni in itinere, quelli che colpiscono chi lavora di notte, spesso con contratti fragili e spostamenti affidati a bici o monopattini. «Non è una fatalità» sostengono. «Strade buie, trasporti insufficienti e mancanza di tutele pesano soprattutto sui lavoratori migranti».
«Gli invisibili della notte»: la posizione di Filcams e Fisascat
Una linea condivisa anche da Filcams Cgil Belluno e Fisascat Cisl Belluno Treviso. I segretari Alberto Chiesura e Patrizia Manca definiscono la morte di Mukhtar «un infortunio mortale in itinere, l’ennesima morte sul lavoro». Ricordano che il settore degli scaffalisti in appalto è composto in larga parte da lavoratori stranieri, impiegati esclusivamente di notte, spesso con cambi di appalto frequenti e condizioni che richiedono controlli più rigorosi su straordinari, riposi e sicurezza. «Questi sono gli invisibili» denunciano. «Migranti che si spostano in bici perché non possono permettersi un’auto, attraversando strade dissestate e poco illuminate».
Il presidio come richiesta di responsabilità
Il presidio di venerdì sarà il momento in cui i sindacati chiederanno più tutele, più integrazione e un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. «Un lavoratore è tale anche quando torna a casa dopo il turno» ribadiscono.





