L’aumento degli infortuni sul lavoro registrato nei primi mesi del 2026 e l’avvio di un piano mirato di prevenzione a livello regionale rendono il tema della sicurezza più che mai attuale. In particolare, le cadute dall’alto continuano a rappresentare una delle principali cause di incidenti, anche nel Bellunese.
È in questo contesto che si inserisce “In quota, in sicurezza”, il ciclo di incontri promosso da Cobis Belluno, che ha richiamato complessivamente decine di partecipanti tra i due appuntamenti organizzati nei giorni scorsi: martedì a Calalzo di Cadore, all’Ente cooperativo di consumo, e giovedì sera a Belluno, al ristorante Nogherazza di Castion. Un segnale importante di attenzione da parte del territorio, in particolare delle imprese e dei lavoratori dei settori dell’installazione, della manutenzione e del sistema casa, ambiti nei quali il lavoro in quota rappresenta uno dei principali fattori di rischio. Non a caso, solo nell’ultimo mese in provincia di Belluno si sono registrati tre infortuni, tutti riconducibili a cadute da scala.
L’iniziativa è promossa da Cobis Belluno – Comitato Paritetico Regionale Bilaterale per la Sicurezza, organismo costituito dai rappresentanti delle associazioni artigiane CNA, Confartigianato, Casartigiani e delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL. Al centro degli incontri non solo l’aggiornamento normativo, ma soprattutto il confronto concreto sulle condizioni operative quotidiane.
Un quadro che preoccupa
«I dati illustrati nel corso degli incontri confermano un trend che desta preoccupazione. Da inizio anno le cadute dall’alto continuano a rappresentare un’alta percentuale tra le principali cause di incidenti», spiegano i coordinatori Cobis provinciali Marta Poletti e Valerio Costa. «Non a caso il tema è oggi al centro anche del dibattito regionale, con l’attivazione di un piano mirato di prevenzione che coinvolgerà non solo il settore edile, ma l’intero mondo dell’artigianato».
A illustrare il quadro regionale è stato Luca Mori, coordinatore Cobis regionale, che ha evidenziato come il nuovo piano tenga conto non solo degli infortuni già avvenuti, ma anche dei cosiddetti near miss, i mancati infortuni: eventi che avrebbero potuto avere conseguenze gravi ma che, per circostanze favorevoli, non si sono trasformati in incidenti. Proprio per questo è stata avviata una raccolta di segnalazioni, in forma anonima e volontaria, con l’obiettivo di costruire una banca dati condivisa, utile a migliorare l’organizzazione aziendale e prevenire situazioni di rischio prima che si traducano in infortuni.
Formazione, pianificazione e consapevolezza
Uno degli elementi di forza degli incontri è stato il coinvolgimento congiunto di istituzioni, enti di controllo e professionisti. Vigili del Fuoco, Spisal e Collegio Guide Alpine del Veneto hanno portato competenze diverse ma complementari. Il direttore dei Vigili del Fuoco di Belluno, Fabio Jerman, ha sottolineato come ogni attività lavorativa debba essere pianificata, analizzata e condivisa. Valutazione preventiva dei rischi, procedure chiare, disponibilità di più soluzioni operative e formazione adeguata sono condizioni indispensabili per ridurre gli incidenti. Richiamato anche il ruolo delle figure della sicurezza, fondamentale tanto nelle realtà strutturate quanto nelle piccole imprese, dove assume particolare importanza il supporto degli RLST, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale. Agli incontri sono intervenuti i rappresentanti bellunesi Tonino Pusole, Fulvia Diana Bortoluzzi e Alessio Piccoli.
Dal canto suo, Spisal Belluno, con il tecnico della prevenzione dell’Ulss 1 Dolomiti Sergio Boso, ha portato esempi concreti di infortuni, evidenziando come spesso alla base degli incidenti vi siano non solo comportamenti scorretti, ma anche carenze progettuali o organizzative nella gestione del cantiere. Infine, Marco Spazzini, guida alpina e rappresentante del Collegio regionale guide alpine, supportato da Pierangelo Pedol nelle dimostrazioni pratiche, ha ricordato che nel lavoro in quota il rischio è inevitabile, ma non può mai essere sottovalutato. A differenza dell’alpinismo, dove il rischio è in parte una scelta, nel lavoro deve essere sempre gestito, ridotto e controllato attraverso competenza, formazione e rispetto delle regole.





