In arte Pauliverse: ecco il viaggio musicale di Paolo Fornasier

In arte Pauliverse: ecco il viaggio musicale di Paolo Fornasier

La musica non va in quarantena. E così il Coronavirus non ferma la creatività di Paolo Fornasier. Il compositore bellunese ha appena pubblicato il suo nuovo album: Transmissions, il terzo lavoro in studio di una carriera già brillante nonostante la giovane età. Il primo firmato Pauliverse, il suo nuovo nome d’arte. 

Cosa significa Pauliverse?

È una parola che mi è venuta dopo mesi di riflessioni. Volevo dare un nome diverso a tutti i progetti in cui sperimento, in cui unisco più generi differenti, in cui vibro di più a livello musicale.

Non è altro che la fusione del mio nome – Paul, in versione più internazionale – con la parola universo, a formare “poli-universo”. Significa in sostanza che la mia musica abbraccia molti universi differenti.

Sono gli universi che troviamo nel nuovo album?

Sì, dentro c’è di tutto, un mare di emozioni diverse che si incontrano, si scambiano, fanno a pugni tra di loro. L’ho concepito come un viaggio, con l’idea di raccontare qualcosa. Le tracce in qualche modo sono connesse, ci si trovano temi che ricorrono, temi nascosti. I brani non sono caratterizzate da titoli, hanno un numero: da Transmission 0 a Transmission 8, più una traccia bonus (Dancers, ndr). Non ho voluto attribuirgli dei titoli per lasciare la libertà massima all’ascoltatore di immaginare ciò che voleva, senza essere guidato inconsciamente dalle atmosfere verso cui spesso ti possono catapultare i titoli. Ho lavorato sulla liquidità e sull’equilibrio tra i pezzi, ma all’interno ci sono un sacco di sorprese.

Quando lo hai realizzato?

Tra la fine del 2018 e gennaio 2020. Alcune tracce erano già ultimate e così mi sono detto: perché non fare un album con una sua identità? Il grosso del lavoro è cominciato ad agosto 2019 ed è coinciso con una campagna di crowdfunding lanciata su Musicraiser per finanziare la realizzazione. Un sacco di gente ha aderito e mi ha aiutato, per cui in realtà non è un album solo mio, appartiene a tantissime altre persone che mi hanno sostenuto. È dedicato a loro, senza i quali non avrei potuto avere un prodotto che suonasse in maniera così professionale e di qualità.

Dove lo hai registrato?

Tra camera mia, nella quale ho creato un piccolo studio, e i vari posti in cui sono stato negli ultimi tempi: Parigi, Milano e Londra, dove mi sono trasferito ora. 

Londra. Come è la capitale in questo periodo di emergenza?

Fino a due settimane fa sembravano tutti tranquillissimi e la cosa mi innervosiva parecchio. Considerando la situazione che c’era in Italia, mi piangeva davvero il cuore. Ero e sono tutt’ora molto preoccupato. Da due settimane a questa parte, però, le cose si sono un po’ sistemate. C’è molta meno gente in giro. Io sono uscito un paio di volte per fare la spesa. Anche qui abbiamo iniziato a fare le code fuori dei supermercati e ad entrare uno alla volta: sembrava tutto surreale, sembrava di essere in un film. Non sono ancora stato in centro, ma sarei curioso di vedere com’è Londra senza le persone, un’occasione più unica che rara.

Dal punto di vista della creatività, questa situazione incide sul tuo lavoro?

Al momento non ci sono norme così rigide come in Italia, ma non poter più passeggiare in un parco o girare per la città mi pesa, perché mi nutro molto di bellezza visiva, di natura, di emozioni. Questa è la mia linfa, la mia ispirazione, tanto più per uno che viene da Belluno: mi mancano le montagne, gli spazi aperti. Spero di poter tornare presto a nutrirmi di bellezza come prima. Comunque continuo a lavorare. Chiaramente, per un artista qui a Londra sarebbe importante fare networking, ma la situazione non lo permette.

Hai mai pensato di comporre qualcosa ispirandoti al periodo particolare che stiamo vivendo?

Sì, quasi senza volerlo in questi giorni ho buttato giù un’idea di traccia. È un tema che racchiude la voglia che tutti abbiamo adesso di uscire di nuovo, di riabbracciare le persone a cui vogliamo bene, di rivedere gli amici, di vivere, di festeggiare. Sarà una traccia molto fresca, molto aperta a livello armonico, avrà un bel ritmo che farà venir voglia di ballare, ma allo stesso tempo sarà rilassante. Positiva, insomma, che faccia viaggiare con la mente in questo periodo un po’ buio e nefasto. Vorrei dedicarla alla voglia di vivere che è in tutti noi.

Si ringrazia Simone Tormen per aver raccolto e confezionato l’intervista

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