Il turismo non è solo promozione. Serve un cambio di marcia a livello di mentalità

Il turismo non è solo promozione. Serve un cambio di marcia a livello di mentalità

Se da un giorno all’altro sparisse il manifatturiero, il Bellunese potrebbe vivere di solo turismo? Bella domanda. 

Via in un colpo solo fabbriche e aziende. Occhialerie, il polo del freddo, le imprese che producono componenti meccaniche… Non uno scenario apocalittico: meglio immaginarla come l’occasione per far decollare il turismo. Le condizioni per far diventare le vacanze il core business ci sarebbero tutte, in teoria. In pratica, però, “Houston abbiamo un problema”. Anzi due.

Il primo è numerico: pochi posti letto alberghieri. Negli anni in cui la montagna cominciava a fare concorrenza al mare per le vacanze estive – aggiungendo una stagione in più oltre all’inverno – molte località bellunesi hanno scelto di puntare sulle seconde case, anziché sugli alberghi. Scelta legittima, ma oggi si vedono gli effetti. Anche solo a livello di budget vacanziero, un turista che soggiorna in albergo riversa sulla località di villeggiatura almeno il doppio in termini di soldi. Lo dicono le statistiche: il pranzo al ristorante o in rifugio, il souvenir, l’acquisto di prodotti locali; tutte spese che il villeggiante da seconda casa riduce. 

In ogni caso, oggi il Bellunese conta poco più di 400 alberghi, per un totale di circa 19mila posti letto. Il Trentino ne conta circa 92mila, mentre l’Alto Adige ha poco meno di 4mila alberghi, per 151mila posti letto. Già qui il confronto è impari. Se si guarda poi la differenza tra strutture a tre, quattro e cinque stelle, l’offerta è molto diversa. Eppure, fuori dalla finestra, lo scenario è tanto dolomitico a Belluno quanto a Trento e Bolzano. 

E qui subentra il secondo problema: l’accoglienza. Che non è fatta solo di camere ben curate, di ristoranti all’altezza e di servizi. Ma anche di mentalità. È sempre sbagliato generalizzare, ed è ancora più sbagliato non notare il grande lavoro che stanno facendo i consorzi di promozione turistica e la Dmo, anche in termini di formazione. Però di strada da fare ce n’è parecchia.

Ci sono state segnalate diverse situazioni tutt’altro che ideali. Dalla scarsa conoscenza delle lingue straniere (difficile far sentire a proprio agio un turista dalla Germania o dalla Spagna, se non si mastica un po’ di tedesco e spagnolo), alla difficoltà di conciliare i trasporti pubblici con le alte vie o la rete di sentieri, fino alla scortesia di chi dovrebbe accogliere le persone negli alberghi, nei ristoranti, nei negozi. Ristrutturare un hotel per rimetterlo al passo con i tempi ha costi elevati, spesso proibitivi. Il sorriso però è gratis.

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