Il futuro del Nevegal passa per la seggiovia: apre o non apre il prossimo inverno?

Il futuro del Nevegal passa per la seggiovia: apre o non apre il prossimo inverno?

Ad avere la sfera di cristallo, sarebbe interessante guardare il futuro e vedere se ci sarà il Nevegal. Se gli impianti di risalita saranno acquistati dal Comune e la ski area potrà funzionare il prossimo inverno. Perché è chiaro e lampante: la stagione 2020-2021 è il crocevia.

Se si potrà sciare, il Colle avrà un avvenire e continuerà. Altrimenti, addio alle piste e addio a tutto il resto, perché una località sciistica vive soprattutto di stagione invernale; e anche se volesse riqualificarsi per l’estate, ad esempio con i percorsi di mountain bike e downhill (come più volte annunciato da Palazzo Rosso), serve comunque la seggiovia per portare in quota le biciclette.

Lo hanno detto, ripetuto e ribadito più volte i proprietari delle seconde case, che ieri pomeriggio hanno partecipato all’assemblea annuale degli Amici del Nevegal. Non hanno fatto altro che chiedere «a che punto siamo con la seggiovia?». E hanno anche fatto trovare davanti alla sede dell’incontro un paio di sci legati e incrociati. A simboleggiare la croce che incombe sul Colle. Con una domanda, la solita: «Si scierà il prossimo inverno?». Solo che neanche l’amministrazione comunale ha la sfera di cristallo. 

In assenza del sindaco (a casa per motivi di salute), hanno provato a rispondere l’assessore allo sport, Marco Bogo, e la collega delegata al turismo, Yuki D’Emilia, letteralmente investiti da una lunga, lunghissima lista di lamentele e doglianze. Dagli sfacci non fatti alle buche lungo la strada tra il Piazzale e la Casera. Poi, gira e rigira, il discorso cade sempre sulla ski area.

«Stiamo lavorando per la stagione invernale – ha detto l’assessore Bogo -. L’amministrazione ha affidato uno studio perché ha intenzione di acquisire gli impianti. Prima però è necessario valutare la fattibilità dell’operazione. E per questo serve l’analisi dei dati». L’esito dovrebbe arrivare a breve. Ma qualcuno mette le mani avanti: «Quello studio non sia fatto solo di numeri e cifre – ha detto Roberto Pierobon, già presidente del Collegio maestri di sci del Veneto -. Deve considerare anche il valore sportivo e soprattutto sociale del Colle. Altrimenti diventa un alibi per far morire la ski area». Che sia davvero così? Il dubbio viene. Ma senza la sfera di cristallo, diventa difficile dirlo…

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