«Dire che su ambiente, paesaggio, territori ci sono troppa burocrazia e troppi vincoli è fin troppo semplice. Ma di una cosa siamo certi. Per il taglio dei boschi ci sono dei vincoli sbagliati». Lo sostiene Marco Bussone, presidente nazionale Uncem.
«Molti pezzi dei 12 milioni di ettari di foresta del Paese forestale Italia, sono vincolati a fini di tutela ambientale, spesso a scopi idrogeologici nonché a fini paesaggistici. In sostanza in un contesto storicamente abitato come l’Italia, la selvicoltura è ciò che da sempre gestisce la parte boscata, contribuendo alla bellezza del paesaggio italiano. I boschi si sviluppano, crescono, vengono utilizzati, poi ricrescono, da tempo immemore, e il paesaggio muta con loro».
Ma c’è un nodo: «Il vincolo, che piace molto a Soprintendenze dunque al ministero della Cultura, tende a mantenere inalterata la situazione esistente, però non tiene ovviamente conto del grano che cresce e matura e durante l’anno cambia di colore. Come non può tenere conto del fatto che molti di questi territori siano stati abbandonati e su prati tutelati siano serenamente cresciuti boschi. In alcuni posti tutela pianta meravigliose, che però sono morte da decine di anni. In altri luoghi, sono tutelati rimboschimenti di specie che ora sono considerate esotiche. Le aree con questo tipo di vincolo, sono meritorie, ma non considerano il fattore cronologico; infatti i boschi nascono, crescono e invecchiano a prescindere dall’uomo che, attraverso le normali tecniche della selvicoltura, li gestisce. L’articolo 142 va modificato. E vi è l’occasione urgente nella conversione del decreto del Made in Italy. Se quei doppi vincoli restano, blocchiamo tutta la selvicoltura. E migliaia di imprese forestali che lavorano nei paesi montani con superfici vincolate».





