I miracoli di San Lucano: dalla Valle dell’Inferno all’acqua miracolosa

I miracoli di San Lucano: dalla Valle dell’Inferno all’acqua miracolosa

 

Si narra che un giorno San Lucano camminasse lungo l’altopiano delle Pale di San Martino.
Non c’erano nuvole, ma il rumore e il bagliore di un fulmine squarciarono il cielo e non solo: nella roccia si formò un grande buco a forma di cuore (il celebre cuore di San Lugan).
Guardando da quell’anfratto, poteva ammirare la Val Bisera che si estendeva verso la Conca Agordina.
Lo spettacolo aveva del miracoloso, tanto che San Lucano ne colse la mano divina e si ritirò a vita eremitica in una grotta vicina. Non sentiva fame, sete, freddo, né sonno…
Un giorno la mano divina lo spinse fino a Listolade per incontrare una donna che aveva bisogno del suo aiuto.
Lungo il cammino, però, si materializzò davanti a sé il diavolo, sotto forma di serpe: un’enorme e bruttissima serpe.
Iniziarono un duello che li portò alla cima del monte Agner. E il Santo decise allora di compiere un ultimo tentativo per combattere il maligno.
Si tuffò a testa in giù, tra le enormi pareti di roccia, e atterrò “miracolosamente”, attutendo la caduta con le sole tre dita della mano destra che bucarono la roccia sotto di lui.
A quella caduta seguì un’esplosione: il maligno si arrese. E San Lucano lo intrappolò nel punto più profondo della Valle della Bordina con la sua grande cascata.
Da quel momento, la valle fu chiamata Valle dell’Inferno.

San Lucano si rimise così in cammino verso Listolade, dove incontrò una povera e pia contadina: Vaza era il suo nome.
Era una donna talmente pia che si ritirava spesso nella caverna incavata nel monte lì vicino per pregare.
Lo faceva a ogni ora del giorno e della notte, tanto da attirare l’ira della suocera, in quanto si sottraeva ai lavori nei campi.
Era davvero maltrattata.
Inoltre era talmente buona da rinunciare persino al cibo per donarlo ai poveri: si nutriva solo di una strana erba chiamata Dentivel.
Piangeva e mangiava.
Arrivato a Listolade, San Lucano incontrò la donna e lei lo scelse come maestro.
Vaza rimase nella grotta per tre giorni, pregando in ogni momento. Ma, al terzo giorno, la povera contadina aveva sete e chiese a San Lucano di bere.
Vedendo l’impegno di Vaza per la preghiera, il Santo prese un bastone e lo sfregò in fondo alla grotta.
Subito ne scaturì una sorgente limpida, a cui la donna potè attingere. E divenne Beata Vaza.
La donna morì a distanza di qualche anno e si dice che dalla sua tomba nacque una sorgente d’acqua miracolosa.
Nel 1966 l’alluvione se la portò via, ma ancora oggi si tramandano di generazione in generazione i meriti e i miracoli di San Lucano. A lui è intitolata anche la chiesa, edificata proprio nel luogo in cui morì.

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