Dal 3 febbraio al 5 maggio, tre mesi di respiro per Edim. L’azienda di componentistica del Gruppo Bosch ha chiesto la proroga della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, una mossa obbligata per tamponare la crisi mentre parte la corsa contro il tempo per trovare un compratore. La misura riguarda praticamente tutta la forza lavoro: 184 dipendenti su 186, divisi tra lo stabilimento di Villasanta, in Lombardia (137) e quello di Setteville (49). Ora gli occhi sono puntati su Roma: martedì 20 gennaio, al Ministero dell Imprese e del Made in Italy è stato convocato dal ministro Adolfo Urso il tavolo che dovrà analizzare a fondo la situazione.
Dietro questa richiesta c’è la fotografia di un settore in difficoltà. Edim, storica realtà della pressofusione e lavorazione dell’alluminio, è finita nel cuore di una tempesta perfetta: il crollo delle commesse Bosch, la transizione lenta verso la mobilità elettrica e un gap competitivo pesante, con costi di produzione fino al 40% superiori rispetto ai concorrenti asiatici e dell’Est Europa. Il futuro non promette schiarite: le previsioni parlano di un calo dei volumi del 55% nel 2026.
In questo scenario, la reazione sindacale è ferma. La Fim Cisl Belluno Treviso esprime fortissima preoccupazione e mantiene alta l’attenzione in vista dell’incontro al Ministero. «La CIGS è necessaria per tutelare il reddito nell’immediato, ma non può diventare un’attesa passiva – avverte Mauro Zuglian –. Non accetteremo soluzioni al buio: monitoreremo ogni passo della vendita. Chi subentrerà dovrà garantire una reale prospettiva industriale, salvaguardando competenze e occupazione».
Intanto, martedì 20 gennaio





