Preciso, equilibrato, concreto. Incisivo e senza fronzoli. Essenziale. In due parole, Alessandro Gazzi. In campo come sulla pagina. Meglio, sulla pagine. Quelle che parlano di una vita passata a recuperare e smistare palloni. A sbrogliare matasse e a impostare trame. A renderle lineari. A proporre passaggi brevi, ma puntuali, nitidi, puliti e mai banali. Semplici di quella semplicità che significa chiarezza di pensiero. Come frasi di un racconto.
Scrive come giocava, Gazzi. Sostanza e concretezza. Dritto al cuore delle cose. Al centro. Ed è così che, lasciati da parte scatti e tackle, lanci e appoggi, l’incontrista di Santa Giustina ha trovato nella scrittura una seconda passione, una seconda casa. La scrittura che già nel 2020 lo aveva portato in libreria con il racconto “Dieci Minuti”, uscito nella raccolta “Per rabbia o per amore” di 66thand2nd. E ora con lo stesso editore romano ecco il primo libro: “Un lavoro da mediano. Ansia, sudore e serie A”.
Vent’anni di carriera da professionista condensati in 240 pagine. Dagli esordi un po’ titubanti (nello spirito più che nelle prestazioni) sui campi di provincia (la domanda “sarò all’altezza?” ricorre spesso nei primi capitoli del Gazzi adulto e maturo che ricorda il Gazzi ragazzino), ai traguardi raggiunti nei più importanti stadi della massima serie italiana. Dalle gioie smisurate – la cavalcata in B con il Bari e la conquista della A, l’Europa agguantata con il Toro, ma pure l’ottima stagione quasi insperata, sicuramente imprevista, con la Viterbese, in C – ai dolori più acuti: il dubbio se mollare (reale, quasi a un passo per un ventenne valutato due miliardi di lire che deluso da se stesso si ritrova a dire al padre “odio il calcio”), la retrocessione a Bari, il coinvolgimento nell’inchiesta sul calcio scommesse (archiviato in sede penale, deferito in quella sportiva). Gli allenatori, i maestri Conte, Mazzarri e Ventura. Ma anche Guido Carboni, capace di risollevargli un morale sotto gli scarpini a Viterbo. I compagni, i procuratori, dirigenti e presidenti. Tutto il mondo che ruota attorno a una palla che rotola. Che sa regalare momenti di euforia e di sconforto, emozioni, attimi comunque indimenticabili. Vivere dall’interno, da svegli, il sogno di tutti i bambini. E poi il supporto della famiglia, l’amore per la musica, la passione per il cinema a fare da sfondo a un impegno costante dentro un lavoro in cui cercare di migliorarsi sempre, giorno dopo giorno, con l’applicazione e il sacrificio, fino ad essere il migliore in campo in un Torino-Inter di qualche anno fa, «un’ultima soddisfazione prima di abbandonare il calcio che conta».
C’è l’anima di Gazzi in questo libro. Un ragazzo sincero, educato. Valori “montanari” catapultati nell’universo calcistico delle grandi città. Un giovane entrato in punta di piedi ai piani alti dell’Italia pallonara. E divenuto un uomo capace di veleggiare per anni su quelle vette senza mai sfigurare.






