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«“Ciabatte e prenotazione nei rifugi”: è questa la strategia della Fondazione Dolomiti Unesco?». La domanda polemica è dell’associazione Mountain Wilderness. E in particolare del presidente Franco Tessadri: «Quando Unesco ha sostenuto il patrocinio per la nascita delle Dolomiti, patrimonio naturale dell’umanità, di sicuro si attendeva ben altro. Come la tutela del patrimonio affidato in gestione alle 5 Province e al ministero dell’Ambiente, l’implemento della biodiversità, la conservazione dei beni naturali e paesaggistici, oltre al sostegno delle attività economiche che attivano il miglioramento qualitativo del vivere in montagna». 

Non manca un accenno alla pandemia: «Ci attendavamo che gli attori decisionali affrontassero questo tema, visto che buona parte del mondo scientifico sostiene che il consumo di natura, di suolo e l’inquinamento siano concausa primaria del diffondersi di queste malattie. Ma ancora una volta la Fondazione non ha saputo resistere alle pressioni dei forti interessi economici diffusi sui territori tanto da leggere ancora il riconoscimento all’interno di una miope cornice di marketing turistico. Un investimento senza dubbio legittimo, ma che continua a impedire lo svilupparsi di visioni innovative dell’economia turistica, di gestione e cura del territorio, di rispetto ambientale e quindi di nuovi lavori». 

Nel 2016, è stata firmata la Carta di Cortina, in cui sono tracciate le linee guida per la costruzione di eventi sportivi sostenibili: «Se i Mondiali del 2022 dimostrano già il fallimento di tale Carta, quanto si aggroviglia nella matassa delle Olimpiadi invernali 2026 è ancora più preoccupante. La Fondazione, anziché pretendere di essere compartecipe alla distruzione della montagna dolomitica, dovrebbe diventare la sentinella della qualità ambientale e impedire che troppe zone, oggi tutelate a parco o inserite nella normativa europea di rete Natura 2000, vengano sconvolte. Siamo a conoscenza di progetti oltremodo devastanti, previsioni di colate di cemento fino in alta quota, bacini di innevamento enormi nelle dimensioni, rifugi che raddoppiano di volumetria, speculazioni sciistiche. Dalle Tofane fino al Civetta, si sta profilando uno scenario sconvolgente». 

 

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