Confindustria Belluno Dolomiti alza il tono: le difficoltà del tessuto produttivo provinciale non possono essere liquidate come semplici vertenze. «La nostra priorità è garantire sviluppo e stabilità occupazionale. Ma per capire davvero le criticità bisogna partire dai dati, non dalle percezioni» scandisce la presidente Lorraine Berton.
I numeri del Centro Studi Confindustria parlano chiaro: la manifattura vale il 15% del PIL nazionale (30% con l’indotto), genera il 95% dell’export e oltre metà degli investimenti privati in ricerca e sviluppo. Un pilastro, insomma. Ma sotto pressione: costi energetici più alti della media europea, burocrazia soffocante, giustizia civile inefficiente, produttività frenata da vincoli esterni.
«Per un territorio di montagna come il nostro – aggiunge Berton – queste criticità pesano il doppio. Le imprese bellunesi combattono ogni giorno con sfide logistiche, demografiche ed energetiche. E spesso si trovano di fronte a interpretazioni normative più restrittive rispetto ad altri territori, anche vicini».
La richiesta è netta: un quadro regolatorio stabile, efficiente e omogeneo, capace di ridurre l’incertezza e stimolare gli investimenti. «Servono fiducia, proporzionalità e collaborazione tra istituzioni. Senza questo, la competitività è impossibile». Nonostante tutto, le imprese bellunesi resistono: investono, innovano, esportano e creano occupazione di qualità. «Ma chiedono un contesto competitivo equo – conclude Berton –. Non vogliono privilegi, ma la possibilità di giocare ad armi pari con il resto del Veneto, dell’Italia e dell’Europa»
Confindustria Belluno Dolomiti ribadisce la disponibilità a collaborare con le istituzioni. Il messaggio finale è un monito: “La manifattura è – e resta – il motore più affidabile della crescita. Belluno non può permettersi di spegnerlo.”





