Un occhio attento all’ambientalismo e contro lo spreco delle risorse naturali. E con quattro punti cardinali da cui partire. circolazione, ovvero limitare il più possibile l’utilizzo delle vetture private e potenziando i percorsi ciclopedonali; edilizia, con lo stop al consumo del territorio; alberi, in riferimento alla qualità del verde cittadino; e il Pil – il prodotto interno lordo, che «non può crescere all’infinito con risorse finite».
Sono i punti fondamentali della lettera aperta ai tre candidati sindaci illustrata ieri mattina all’hotel Astor dal Comitato per l’anello ferroviario delle Dolomiti. Il presidente, Filiberto Dal Molin (anche in rappresentanza dell’associazione Jabar) ne ha sintetizzato il contenuto a Lucia Olivotto e a Giancarlo Ingrosso, braccio destro di Giuseppe Vignato. Non si è visto invece Oscar De Pellegrin.
Per Dal Molin il nuovo sindaco di Belluno «deve essere un esempio anche e soprattutto per quanto riguarda l’ambiente. Perché stiamo chiedendo al nostro pianeta più di quello che può dare».
Accanto a Dal Molin anche il segretario dell’associazione, Tomaso Petazzi, che ha voluto illustrare un progetto concreto. Quello dell’anello cicloturistico intitolato a Dino Buzzati. O meglio, due anelli: uno, più corto, di circa 60 km, che unisce Belluno a Feltre e ritorno. I chilometri salgono a 90 se invece si sceglie l’anello più largo, che comprende anche Longarone. «E’ un percorso splendido – ha spiegato Petazzi – adatto a tutti (il dislivello positivo non supera i 200 metri) e servito da due stazioni che lo mettono in collegamento diretto con la pianura e le città d’arte, distanti un’ora. Non ha nulla da invidiare, anzi, a quello più celebre, ovvero la Dobbiaco – Lienz». Il tutto, naturalmente, da corredare con offerte turistiche dedicate, tabellazione univoca e una rete di servizi. «La Provincia di Belluno ci ha confermato per iscritto l’appoggio – la conclusione di Petazzi – ora spetta al futuro sindaco».





